Sarà che amo NewYork, che nelle parole di Antonio mi ci sono rivisto tantissimo.

O forse sarà che il suo racconto scritto di getto, mi è piaciuto davvero e che ogni tanto, riesco felicemente a ricredermi sulle “nuove generazioni”. La storia di Antonio, 18enne, alla scoperta della grande mela, nel suo primo viaggio in solitaria!

PARTO

 

Parto? Non parto? Ok parto, ma se succede qualcosa? Queste domande mi frullavano nella mente da un bel po  di tempo, sapevo che volevo partire ma in quei momenti riuscivo a immaginarmi solo le situazioni peggiori in cui mi sarei potuto ritrovare, e questo mi teneva bloccato. Poi un giorno mentre ero sdraiato sul letto che continuavo a pensare e a inventarmi scenari catastrofici, mi sono alzato di scatto, ho preso i soldi dal  mio salvadanaio e sono andato in agenzia di viaggio a fare i biglietti perché mi sentivo ancora un po’ insicuro e imbranato per fare due click online e acquistarli da internet. Così l’11 giugno sono uscito dall’agenzia con i miei biglietti per New York. Li guardo e inizio a ridere come un imbecille, non mi sembrava vero, ho sempre sognato di visitare la grande mela e adesso,a distanza di  due settimane dal compimento dei miei 18 anni mi ritrovavo con i biglietti in mano con partenza prevista per fine Agosto. Durante quel periodo ho lavorato come cameriere, cercando di risparmiare il più possibile e tra un servizio e un altro

arriva il fatidico giorno. Mia madre e mio zio mi accompagnano alla stazione di Napoli, li saluto, abbraccio forte mia mamma e poi mi dirigo verso il tabellone degli orari dei treni. In quel momento ho provato una strana sensazione, ero li da solo e forse ancora non avevo realizzato che stavo per andare dall’altra parte del mondo. Dopo qualche ora arrivo all’aeroporto di Roma Fiumicino, era sera e il mio aereo sarebbe partito il giorno successivo, quindi avrei trascorso la notte in aeroporto. Direi che come prima esperienza non posso lamentarmi. Dopo una nottata infinita, e dopo ore interminabili di volo, arrivo finalmente a New York. Faccio una fila chilometrica per i controlli, prendo il treno che mi porta alla metro di Penn-Station e poi  da li la metro che mi porta a Times Square. Arrivo alla fermata della 42st strada, scendo dalla metro,inizio a salire le scale che mi avrebbero portato fuori dalla stazione, e poi boom! Times Square, Welcome To New York City. Cavolo. Quella e’ stata la sensazione più’ bella del mondo, ce l’avevo fatta, da solo. Con le lacrime agli occhi e con un sorriso che arrivava fino in Italia, passeggio per Times Square , mi lascio avvolgere dalle sue luci, dai suoi rumori, dai taxi , dagli artisti di strada e da bizzarri personaggi travestiti da super eroi che scattavano foto con i turisti. Dopo questo piccolo assaggio di New York prendo la metro e vado in ostello. Per me era un ambiente nuovo, c’erano molti ragazzi, e la possibilità di socializzare era davvero enorme, c’era la sala giochi, sala biliardo, sala film, c’era di tutto e l’ostello organizzava molti eventi che coinvolgono tutti coloro che alloggiavano lì, ma io non ho mai preso parte a nessun evento ne ho provato a buttarmi in qualche conversazione con qualcuno, perché avevo vergogna(questa sensazione sparirà con il passare dei giorni). Qual era il mio itinerario da seguire durante il viaggio? Nessuno, non avevo preparato nulla, ero solo in possesso del city pass, un blocchetto con una serie di biglietti che da accesso ad alcune attrazioni, ed ero in compagnia del mio zaino. Le mie giornate iniziavano la mattina presto, mi svegliavo  verso le 6.30, mi lavavo, andavo a fare colazione da dunkin donuts, prendevo la metro e scendevo alla fermata più vicina al posto che volevo iniziare a visitare quel giorno, dopodiché camminavo, camminavo, camminavo sempre. Camminare tutto il giorno mi ha permesso di godermi di più la città e devo dire che ciò’ che più mi è piaciuto e’ stata la “varietà’” di quel posto. Non in tutte le città del mondo puoi svegliarti la mattina e fare ciò che ti passa per la mente. Vuoi andare su una moto ad acqua nel fiume Hudson, tra il ponte di Brooklyn e la Statua della Libertà? Vuoi fare kayak gratis? Vuoi lasciarti coinvolgere dalla folla di Times Square? Oppure vuoi rilassarti spostandoti dalla realtà new yorkese prendendo un po’ di sole e facendo un bagno a Coney Island? Puoi fare di tutto, e questa totale libertà di cui io avevo bisogno New York me l’ha data. Penso al giorno in cui sono andato a Coney Island, e mi e’ sembrato quasi di non essere più a New York, mi sembrava di essere nelle spiagge di Los Angeles. Ho comprato un costume perché non ne avevo portato uno e mi sono tuffato nell’oceano atlantico, che sensazione fantastica, quel viaggio non e’ stato il solito “tour” dei grattacieli, dei musei, di central park e cosi via, ed è questo che lo ha reso fantastico. Per qualche strano motivo ho ancora impresso nella mente l’immagine di un ragazzo che ho visto a li a Coney Island mentre correva con la sua moto ad acqua a tutta velocità con il sole che tramontava come sfondo, e  ho pensato che dovesse davvero essere bello fare un’esperienza del genere. Così il giorno dopo mi informo su internet e trovo che nel New Jersey ci sono dei ragazzi che fanno dei tour con le moto ad acqua, così prenoto e vado. Mi ricordo benissimo quel giorno, era iniziato davvero male. Dopo essere uscito dall’ostello e aver fatto colazione vado a fare un giro dalle parti del World Trade Center, una delle mie zone preferite. Mi era venuta fame, e così ero entrato in un supermercato, ma avevo finito tutti i contanti, o meglio li ho tenuti contati perché mi sarebbero serviti per i biglietti dei trasporti. Decido di entrare perché avevo la carta di credito e il pin salvato sul telefono, allora prendo qualcosa da mangiare, vado a fare la fila alla cassa, prendo il telefono per vedere il pin e ironia della sorte il pin non c’era perché avevo comprato una sim americana e non avevo scritto il codice della carta da nessuna parte. Stavo quasi per piangere, perché oltre ad avere fame stavo avvertendo un po’ di solitudine e ciò mi ha leggermente rattristito. Alla fine compro una bottiglietta d’acqua con tutti i cents che avevo e vado a prendere il water taxi con direzione New Jersey. Appena arrivo al molo dove si faceva il tour delle moto ad acqua, riesco a farmi inviare il pin da mia mamma e compro un panino surgelato in un bar li vicino. Dopo una buona mezz’ora inizia il tour e qui combino un altro guaio, mettendo la chiave del lucchetto nella cover del telefono che poi ho lasciato sbadatamente all’ interno dello zaino, e infine ho chiuso lo zaino con il lucchetto. Solo poco dopo mi sono reso conto di quello che avevo fatto e volevo di nuovo piangere. Nonostante ciò finalmente si parte, io e altre persone che avevamo prenotato prendiamo posto sulle moto ad acqua e una ragazza ci spiega le “regole” che dovevamo seguire e  posso dire di non aver capito assolutamente niente e in quel momento realizzo s che dovevo iniziare a imparere bene l’inglese. Il tour è stato una meraviglia, sono passato sotto il Ponte di Brooklyn e vicino la statua della libertà e sfrecciare a tutta velocità verso l’orizzonte infinito mi ha fatto sorridere come mai prima d’ora. E’ stata una sensazione liberatoria, ogni persona dovrebbe fare un giro sulle moto ad acqua. Una volta terminato il tour prendo lo zaino e dopo aver cercato di spiegare la mia stupida situazione a Andy, il gestore del molo, riesco a farmi aiutare da lui e con le tronchesi mi rompe il lucchetto. Mi sentivo benissimo, alla grande, e dopo la fantastica corsa, ho fatto un giro all’interno del Liberty State Park, un parco con uno skyline su New York a dir poco fantastico. Libert State Park mi e’ piaciuto molto di più rispetto a Central Park per via del panorama, del mare e della sua tranquillità. New York non finisce mai di stupire, la Statua della Libertà bella e imponente mi e’ arrivata dritta al cuore, sarò stato almeno un’ora a fissarla a bocca aperta, e’ davvero incredibile vedere qualcosa dalle foto o video e poi ritrovarsela davanti nella realtà.

La vista di cui i miei occhi hanno potuto godere dalla cima di Top of The Rock è stata mozzafiato, vedere la città che all’imbrunire inizia a illuminarsi e’ davvero incantevole. Guardando la Grande mela dall’alto, ho iniziato a riflettere. Quel viaggio mi ha lasciato la consapevolezza che posso farcela, possiamo farcela a ottenere ciò che vogliamo, a realizzare i nostri sogni, se vogliamo qualcosa dobbiamo andarla a prendere, ed e’ importante scappare a gambe levate, correre il più lontano possibile dalle persone che cercano di influenzarci con la loro negatività. Quella sera su quel grattacielo ho promesso a me stesso che non mi sarei voluto più fermare, voglio viaggiare continuamente alla scoperta di posti, culture e persone nuove, e’ questo il mio sogno.

Grazie (e grande) Antonio, continua così!