Matera: da vergogna d’Italia a patrimonio dell’Unesco

Matera: da vergogna d’Italia a patrimonio dell’Unesco. Articolo a cura di Sara Venturiero.

Una storia di rinascita e riscatto italiano!

Matera, seconda città più grande della Basilicata, è ben nota per il suo caratteristico centro storico scavato nella roccia, inserito nell’elenco del Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 1993.

I celebri Sassi di Matera sono tornati in auge grazie alla recente candidatura (2014) come Capitale Europea della Cultura 2019, titolo combattuto all’ultimo voto con Lecce, il capoluogo salentino. Parlando di Matera non si può evitare di annoverarla fra i centri del Meridione che nei secoli hanno avuto una vera e propria rinascita, quasi una rivincita verso chi nel tempo l’ha tanto bistrattata.  

Screditati a livello nazionale, considerati la “Vergogna d’Italia” da Togliatti e paragonati ai gironi infernali di Dante da Carlo Levi, Matera non ha passato certamente decenni sereni. Questo fino al 1992, quando un architetto locale decise di candidare i Sassi all’UNESCO, sottolineando l’unicità di questo contesto urbano-naturalistico e la sua storia millenaria.

Difatti, quello dei Sassi è definito come un “paesaggio culturale”, ovvero l’intero territorio rappresenta la storia e la cultura della città,  il quale è stato modellato dagli abitanti in base alle necessità quotidiane e ripercorre un range temporale molto ampio. Non a caso, Matera è il primo esempio al mondo di tipologia insediativa che ha visto un uso continuativo dall’età del bronzo sino all’età contemporanea, tanto da meritare per primo l’inserimento nel Patrimonio dell’UNESCO in tutto il Sud Italia.

Sassi sono l’esempio di come l’uomo abbia saputo sfruttare al meglio le risorse del proprio territorio, pur essendo apparentemente così ostile. La sua particolare conformazione ha permesso di utilizzare le pareti rocciose delle gravine sia per ricavarne le tipiche case-grotte sia come cave per l’ottenimento dei materiali necessari, utilizzati per la costruzione di altre strutture.  In un ambiente tanto caratteristico quanto inusuale, gli abitanti hanno saputo creare uno scambio propizio tra la loro antropizzazione, già di per sé distruttiva, e la Natura, sia adattandosi ai luoghi sia adattando lo stesso territorio alle proprie esigenze.

Non a caso questo ecosistema è la rappresentazione di una cultura che, sin dalle origini, ha instaurato un forte e indissolubile legame tra gli abitanti e la natura circostante. Al tempo stesso ha mantenuto un aspetto pressoché ancora naturale, privo di particolari eccessi che avrebbero potuto sconvolgere l’autenticità del territorio, tanto capace di affascinare migliaia di visitatori ogni anno.

Complessivamente, il territorio di Matera è tanto vasto quanto variegato, difatti comprende i primissimi insediamenti abitativi di epoca paleo-neolitica fino alle grotte nelle quali risiedevano i materani fino agli anni ’50.

L’intera area è composta dal Sasso Barisano, a nord-ovest ( in direzione di Bari, in Puglia), il Sasso Caveoso, posto a sud verso Montescaglioso ed al centro la Cìvita, ossia la parte che ospita la Cattedrale ed i palazzi nobiliari, nonché diverse abitazioni, che idealmente fanno da spartiacque tra le due alture. Geograficamente i cosiddetti “Sassi” sono picchi dell’Altopiano della Murgia, ovvero un’area dall’altezza massima di 700 m.s.l.m. che parte dalla Puglia e copre buona parte della Basilicata.

La disposizione di queste case-grotta segue l’andamento della gravina, così da andare a creare diversi livelli, dove, in effetti, il pavimento dell’abitazione superiore corrisponde al tetto di quella inferiore e viceversa. Ogni mini-agglomerato era ed è reso accessibile da stradine, anche a ridosso della rupe, da rampe, da piccole gallerie, intervallate da gradoni e scalinate, i quali raccordavano i differenti livelli ed i versanti abitati.

Il modello abitativo materano è molto simile ad altri centri storici del Meridione, cioè quello del “vicinato”, ossia un gruppo di abitazioni che si affacciano su uno spazio antistante comune, con al centro un pozzo. Questo, oltre alla funzione primaria di raccolta delle acque, fungeva anche da punto d’incontro per gli abitanti, i quali in questo modo socializzavano con i vicini, collaboravano tra loro, avviavano scambi ed azioni solidaristiche.

Trattandosi di vera e propria cittadina non mancano i luoghi di culto, anch’essi ricavati nella roccia, i quali riprendono i soggetti tipici della civiltà rupestre già presenti in altre località del Meridione, come nelle vicine Puglia e Calabria. Anche in questi casi le profondità delle lame nascondono alla vista la bellezza di ciò che si cela al loro interno, ovvero cicli di pitture rappresentanti figure di Santi di origine bizantina ed alcune scene della vita di Cristo. Per le chiese sub-divo, ovvero in superficie, come le intendiamo noi oggi, bisogna risalire all’epoca dei  Normanni. In questo periodo essi fortificarono l’area abitativa con una cinta muraria in mattoni, costruirono diversi palazzi nobiliari, oltre a strutture amministrative ed edifici religiosi, come appunto la Cattedrale romanica del 1270 e le altre successive. Anni dopo, fuori dall’area della Cìvita vengono edificati il Municipio e la Piazza del Sedile, dove avvenivano gli scambi commerciali ed agricoli, mentre poco distante vi erano le botteghe artigiane.

Nell’immediato dopoguerra, l’allora Capo di Governo Alcide de Gasperi, in visita nel Sud Italia, venne a conoscenza della vita di questa povera gente e con la Legge Risanamento del 1950, avviò la costruzione di nuovi quartieri, atti ad ospitare tutte le famiglie che versavano in condizioni disagiate.

Pur con la prospettiva di una vita migliore, molti degli abitanti, soprattutto gli anziani e gli adulti, avvertirono quel senso di spaesamento dato dall’essere stati sradicati da quel contesto così familiare, che nei secoli li aveva tanto legati a quei luoghi ed alla gente del vicinato. Questo modo di vivere aveva caratterizzato i materani da secoli, persino millenni, pertanto inizialmente tale soluzione venne avvertita come una violenza, una crudeltà causata dai poteri forti, che certo avrebbero distrutto le tradizioni e la storia di quel popolo.

Gli anni passavano, le giovani generazioni crescevano, gli adulti invecchiavano e tutti pian piano si abituarono alla “nuova” vita, ma il loro cuore era sempre in quelle grotte, le quali venivano ricordate con un misto di nostalgia e senso di vergogna. La vita vissuta in questo tipo di agglomerato ha attraversato la storia e caratterizzato il territorio materano e quello di altre aree del Sud Italia, ma d’un tratto assunse una diversa connotazione: da ricordo lontano, passò ad essere considerato un passato da dimenticare o addirittura da cancellare. Difatti, dopo la “scoperta” da parte dell’intera Nazione delle condizioni di vita dei materani e la presa di coscienza degli stessi abitanti, i Sassi vennero considerati come la parte peggiore della vita dei locali.

 

In effetti, già lo scrittore  Carlo Levi descrisse la realtà lucana degli anni ’40, raccontando in un romanzo ciò che ebbe modo di vedere nel paesino di Aliano (dove venne confinato), nella città di Matera e per estensione nei borghi del circondario. Si tratta del celebre saggio “Cristo si è fermato ad Eboli”, nel quale sottolineò come Cristo, inteso come civiltà, si fosse fermato ben prima della Basilicata, dove viveva una società lontana da quella di molte regioni del resto d’Italia, con una cultura tutta propria. Eboli, infatti, è in provincia di Salerno, in Campania.

Fortunatamente, alla fine del secolo precedente, la fiamma della speranza si è riaccesa sui Sassi, illuminando quello che di buono e di bello aveva da offrire una città così antica come Matera. Così le parole del Levi cambiarono radicalmente, passando da un’accezione negativa ad una positiva, dove le “brutture” diventano autenticità, l’arretratezza di un popolo diventa dimostrazione di qualcosa di arcaico, di profondo, di radicato nell’animo fiero di ogni abitante. Tutto assume una diversa colorazione: passa dai toni cupi del nero ai toni accesi dei pomodori stesi al sole ad essiccare, in contrasto con il candore delle pareti delle case imbiancate; dall’azzurro intenso del cielo fino alle diverse sfumature di verde della vegetazione che ricopre le gravine. Il tutto illuminato da un sole caldo, accecante, che da millenni picchia sulle case-grotta e che, ancora oggi, scandisce le giornate ed i cicli di vita di ogni essere vivente. I suoni sono certamente cambiati rispetto a quell’epoca, dove il vociare dei turisti ed il rumore delle automobili hanno preso il posto delle risate dei bambini, dei discorsi fra donne, dei dibattiti tra contadini, del ragliare degli asini usati come mezzo di trasporto e del fruscio del torrente sottostante.   

Nonostante questi notevoli cambiamenti, addentrarsi tra i vicoletti di Matera significa ripercorrere non solo la storia di questa città, ma anche la storia del Sud Italia in genere, tanto da restare attoniti davanti ad ogni belvedere. Il panorama della città riporta alla mente i primi insediamenti del Nord Africa: un insieme di casette scavate nella roccia, una sovrapposta all’altra, a picco su precipizi e da millenni bruciate dal sole. Non a caso, sono diversi i film ambientati in questo contesto così particolare. Una visione a tratti confusionaria, ma affascinante nel suo genere, come potrebbe apparire un presepe di dimensioni reali, ancor più incantevole se ammirato all’imbrunire con mille lucette che fanno capolino da porte e finestre.

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il mio viaggio di 20 giorni in Asia, tra la Thailandia e la Cambogia.

In questi giorni ho ricevuto tantissime storie. Tra quelle che più mi hanno colpite, c’è questa di Sara Rinaldis e della sua esperienza in Asia tra la Thailandia e la Cambogia!

Sul suo profilo Instagram trovate foto pazzesche di quei luoghi. Vi lascio al suo racconto.

VI racconterò del mio ultimo viaggio: il mio viaggio di 20 giorni in Asia, tra la Thailandia e la Cambogia.

Eviterò di tediarvi in maniera approfondita con l’itinerario, che con un po’ di impegno o di fantasia potete trovare da qualsiasi altra parte, da quei tanti che mi hanno preceduto, specie su queste mete così tanto battute e amate. Piuttosto parlerò di quello che questi posti riescono a trasmettere senza volerlo. Senza scegliere. E senza chiedere nulla in cambio.

2 nazioni , 6 città, 10 aerei.

Un Alba e tanti tramonti. 

Un viaggio incredibile.

Fortissimo. Emozionante. Indimenticabile.

L’Asia per me è magica. Scriverei un libro su di lei. Uno di quei libri che non sai con che parole iniziare e quali siano quelle giuste per finire.

L’Asia è bella che non ha bisogno di truccarsi: come una bella donna che la mattina non ha voglia di passare tanto tempo davanti allo specchio. Una bellezza acqua e sapone, che non si sforza di apparire come non è, che è così bella nella sua imperfezione.

E lo capisci quando sei arrivato in Asia: lo capisci da quel miscuglio di odori, di caldo, di umidità, di sorrisi e street food; lo capisci dal tassista che raramente parlerà inglese ma che grazie a Google Maps è disposto a portarti in capo al mondo; lo capisci dal caldo opprimente che l’italiano medio non riuscirebbe a sopportare in madrepatria ma che qui diventa tollerabile, lo capisci dalle bancarelle di street food in ogni angolo e lo capisci perchè ti senti a casa in un posto lontanissimo dall’Italia e in cui il modo di vivere delle persone è totalmente diverso da noi. 

L’Asia è rigenerante. E’ potente. Ed è insostituibile nei ricordi di ogni viaggiatore.

Prima tappa: Bangkok.

Una piccola sensazione interna, uno stato d’animo, i sapori, il caldo e l’umidità che si mescolano: sei arrivato a Bangkok.

Bangkok: la città degli angeli. Che ami o che odi. E che io personalmente amo follemente.

Io a Bangkok ho dedicato 5 giorni (escursioni comprese) e rifarei questa scelta , perché è una città che per essere apprezzata va capita e soprattuto va vissuta. 

La città degli estremi, dove dietro l’hotel di lusso si alternano agli antichi templi, dove accanto allo Street food che vende pad thai a 50 bath c’è un vertiginoso Sky bar con dress code e prezzi proibitivi, dove tutto è contraddittorio, dove niente ha senso ma nulla è fuori posto.

Ho amato come mi sono sentita in questa città, ho amato i fili dell’elettricità, che nessuno sostituisce quando smettono di funzionare e per questo motivo si accumulano e diventano un groviglio indefinito e pittoresco, sospeso per aria, senza capo né capo né coda, ho amato la spiritualità che si respira nei templi, che si respira ovunque e che tira fuori quel buddhista che è in ognuno di noi; ho amato i tramonti, che neanche lo smog riesce ad offuscare, ho amato il cibo thailandese, per ogni palato e per tutti i gusti, anche i più difficili, ho amato che ci sia asempre qualcosa da fare e che ti manchi sempre qualcosa da vedere che ti costringerà a tornare per completare il puzzle, ho amato le mille sfumature di questa città e il suo essere diversa da tutte le altre.

Seconda tappa: Chiang Mai.

Chiang Mai è il farmaco collaterale di cui molto necessitano dopo aver visitato Bangkok. È ciò che serve per staccare la spina e respirare l’animo thailandese più autentico, in tutta la sua genuinità, a contatto con la natura. Perché a Chiang Mai è tutto molto “into The Wild”. Basta mezz’ora di red taxiper esplorare un tempio nella giungla, un’ora per andare a conoscere gli elefanti nelle riserve protette, lontano dallo sfruttamento dei circhi e dei trekking turistici che minano il benessere di questi animali, dove possono sentirsi liberi e in un ambiente naturale, in cui i visitatori possono dargli da mangiare e fare il bagno con loro nel fiume, senza però nuocere alla loro salute fisica e psicologica.

A Chiang mai si fa tanto shopping tra i vari market o perdendosi tra i negozietti della Old Town. Il mercato più famoso è il night market, ma se siete così fortunati da capitarci nel weekend imperdibili sono il Saturday Night Market e il Sunday Market.

A Chiang mai si fa il pieno di spiritualità: si contano oltre 300 templi e in ogni angolo è possibile scovarne qualcuno, entrare e, se siete fortunati, incontrare i monaci e conversare con loro.

Insomma, io a Chiang Mai ho trascorso 4 giorni, ma se ne possono trascorrere molti di più senza annoiarsi e per rimettersi in pace con il mondo.

Terza tappa: Siem Reap e Angkor Wat.

Siem Reap non è solo la base di cui servirsi per visitare i templi di Angkor. Siem Reap è molto altro. 

Siem Reap sono i villaggi galleggianti. Uno spaccato di realtà cambogiana, una istantanea che immortala chi vive in queste case a pochi metri dall’acqua: persone che fanno del loro meglio per vivere con i mezzi che hanno a disposizione.

Siem Reap è la vivace Pub Street, dove la nightlife è attiva, animata e giovane, dove ci si può sbizzarrire tra night market, pub, ristoranti e spa.

Siem Reap è la Cambogia senza filtri, che il turismo non ha cambiato. Che incarna perfettamente ciò che ognuno di noi immagina quando pensa a uno scenario cambogiano. Ed è in Cambogia che io ho conosciuto la migliore popolazione che potessi conoscere. Soltanto le persone cambogiane sono un valido motivo per visitare la Cambogia: l’ospitalità, la gentilezza, la disponibilità e i loro sorrisi verranno sempre ricordati e non hanno eguali.

E poi si ci sono loro: i templi di Angkor. Il più grande sito religioso del mondo, una delle mete più ambite di tutto il pianeta. E non esistono parole.

E’ difficile spiegare Angkor a chi non l’ha provato. Potrà sembrare una frase banale che però non può essere più adatta. E’ stato indimenticabile camminare tra queste costruzioni che sembrano uscite dalla pellicola di un film ed invece sono li, reali ed espressione della massima capacità artistica dell’uomo.

Io ho dedicato ad Angkor due giorni, che mi hanno permesso di visitare sia i templi del Piccolo Circuito che quelli del Grande Circuito.

Due giorni tra i templi di Angkor Wat sono sufficienti per tatuarteli nel cuore, perché ti entrino nelle ossa e nei migliori ricordi, perché non si riescano a raccontare; ma due giorni non sono sufficienti a esplorare l’immenso complesso come realmente meriterebbe.

Il complesso di Angkor era per me un mito, che per troppo tempo ho solo immaginato. Ma vi posso assicurare per quanto ognuno di noi prima di visitarlo si sia creato delle aspettative, per quanto se lo sia immaginato, o quanto lo abbia aspettato, sarà comunque al di sopra di ogni aspettativa. E pur non avendo girato il mondo (non ancora hehe) non so quanti posti possano competere con tale maestosità e splendore.

Io credo che ogni persona dovrebbe vedere i templi di Angkor almeno una volta nella vita.

La sfida per me, d’ora in poi, sarà vedere qualcosa che sia più bello ed emozionante.

Quarta e quinta tappa: Koh Rong Sanloem e Otres Beach 2 (Sihanoukville).

Le ultime tappe coincidono con un po’ di relax e tanto mare. Necessario anche per il backpacker più scatenato di tutti. Dopo due settimane di intenso girovagare è ciò che il buon viaggiatore si merita.

E cosa c’è di meglio di Koh Rong Samloem (KRS), la sorella minore della vicina Koh Rong, che ho preferito in quanto prometteva meno turismo e mare cristallino.

In effetti Koh Rong Sanloem incarna perfettamente l’ideale di isola incontaminata e paradisiaca che esiste nell’immaginario di ognuno di noi e che non ha nulla a da invidiare alle affollate spiagge thailandesi, a cui rappresenta una valida alternativa.

KRS è un’isola semi deserta, le uniche persone sull’isola sono i turisti delle strutture (poche) presenti sull’isola, ed è un piccolo gioiello a mezz’ora di traghetto dal porto di Sihanoukville.

A KRS la sabbia è bianca, le scarpe si lasciano in camera da inizio a fine soggiorno, si cammina scalzi, a piedi nudi sulla sabbia, si dorme in un bungalow a due passi dall’acqua, che basta lasciare la porta aperta per addormentarsi cullati dal suono delle onde del mara, ci sono le altalene in riva al mare per dondolarsi davanti a un bel tramonto sorseggiando un gustoso “fresh coconut”, si può fare snorkeling e di notte è possibile vedere il plancton in una barchetta in mezzo al mare, illuminati soltanto dalla luce della luna: scuotendo dolcemente l’acqua con la mano si accenderanno tante lucine sotto di voi in mezzo al mare, i plancton, e vi assicuro che niente potrà mai cancellare questo spettacolo incredibile dalla vostra mente. 

E’ un’isola dove dietro la prima fila di bungalow e strutture affacciate sul mare esiste solo giungla: fitta vegetazione e nient’altro. Persino i mini market si trovano sulla spiaggia, a pochi passi dal mare.

Ovviamente deserto e incontaminato portano con sé i i limiti che un’isola deserta ha, ma in questo caso, il viaggiatore non backpacker, potrà optare per il resort dotato di tutti i comfort occidentali (l’unico dell’isola), senza però rinunciare all’atmosfera selvaggia e paradisiaca dell’isola.

Una volta tornata sulla terraferma sono pronta, ahimè, per l’ultima tappa: Otres beach. 

Otres Beach è considerata la spiaggia più bella di Sihanoukville, che pur essendo lo località balnerare più famosa della Cambogia non è famosa per le sue spiagge, ad eccezione appunto di questa zona. 

Otres è divisa in due settori: Otres 1, il primo tratto di spiaggia che si incontra arrivando da Sihanoukville e più affollato e Otres 2, una distesa di sabbia bianca con palme, che potrebbe fare degnamente concorrenza alle famose spiagge thailandesi, con resort di lusso direttamente sulla spiaggia a prezzi più altri rispetto agli standard cambogiani ma comunque più bassi rispetto a quelli italiani. Io ho trascorso qui due giorni da favola, all’interno del Tamu Hotel, che desidero menzionare, essendo una delle strutture più belle in cui io sia mai stata, nella mia camera con bagno in stile balinese (esterno) che ho adorato. 

Per arrivare al Tamu bisogna attraversare Sihanoukville e passare in strade non asfaltate, cantieri aperti, che ostacolano il pensiero che ci si stia dirigendo verso un’oasi di pace. In realtà una volta varcata la soglia dell’hotel, lo spettacolo è garantito. Anche qui dimenticatevi le scarpe e preparatevi a rilassarvi per tutta la durata del soggiorno, a bordo della meravigliosa piscina, in spiaggia su comodi lettini circondati da palme caraibiche, pranzando o cenando con i piedi immersi nella sabbia e con adorabili donne cambogiane pronte a deliziarvi in ogni momento con un massaggio vista mare.

Otres 2 è famosa per i suoi tramonti e in effetti posso confermarvi che non si rimane delusi: ogni sera il cielo si è tinto di fantastici colori di tutte le sfumature del rosa e del violetto che hanno regalato tramonti poetici ed indimenticabili.

Il mio viaggio è qui terminato, con il volo di ritorno da Bangkok a Pisa. E’ finito troppo presto, non abbastanza da essere sazia. Con ancora tanta voglia di vedere, esplorare, assaporare. E con tanta voglia di tornare.

Un accenno, infine, va agli alloggi di questo viaggio. Ho scelto sia alloggi modesti che altri decisamente più belli, ma comunque a tariffe notevolemente più economiche rispetto a quanto ogni persona pagherebbe con questi standard in Italia e nel resto di Europa. Perchè si sa, l’Asia è decisamente cheap.

Queste sono le strutture in cui ho soggiornato, che ritengo utile consigliarvi per estetica, pulizia, posizione e/o rapporto qualità/prezzo.

Bangkok: Anantara Sathorn Bangkok Hotel e Lebua at state Tower.

Chiang Mai: I Lanna House

Siem Reap: La Residence Blanc D’Angkor

Koh Rong Sanloem: The One Resort

Otres Beach 2: Tamu Hotel.

Chissà quanto tempo dovrà passare prima che un altro viaggio mi regali così tanto.

Mi impegnerò a far si che non ne passi troppo. Nel frattempo mi godo la ricchezza che questa esperienza mi ha donato: una ricchezza che non si può comprare , ma che ti sentì appiccicata addosso al ritorno da avventure come queste. E io, quando sono rientrata in Italia, mi sono sentita milionaria. 

Dicono che “la vita è un viaggio, e chi viaggia vive due volte”. E una seconda vita nessun milione al mondo potrà mai regalartela: soltanto uno zaino, una valigia e tanta voglia di viaggiare.

Io in Asia ho lasciato un pezzo del mio cuore. E andrò a riprendermelo la prossima volta che ci tornerò.

Perchè in Asia ci sarà sempre una prossima volta.

Cuba: Itinerario, racconto e video!

Cuba è sicuramente uno di quei luoghi al mondo che più ti rimane nel cuore! Quando ho letto la storia di Chiara C. non vedevo l’ora di pubblicarla sul sito e di farla leggere ad ognuno di voi, perché merita davvero tanto! Oltre al racconto, trovate un itinerario delle sue tappe da cui potrete prendere spunto (o emulare) per il vostro viaggio a Cuba! Allego anche un suo bellissimo video e qualche scatto preso dal suo profilo Instagram. Buona lettura!

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💙No bailo si no bailas conmigo❤️ #getcurious

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Prima regola essenziale per affrontare un viaggio a Cuba: “imparare a fidarsi delle persone”. Questo è tutto quello che dovrete inserire nel vostro “zaino in spalla”, insieme ad altre piccole cose che capirete di dover portare in abbondanza la seconda volta che ci tornerete, perché sì, ci tornerete più di una volta. Assodato per bene questo consiglio, possiamo passare alle cose pratiche. Dall’Italia è possibile prenotare tutto quel che vi occorre, ma se siete soliti vivere il vostro viaggio a seconda di come “tiri il vento”, consiglierei di prenotare una macchina (se siete almeno 4/5 da poterla riempire e guidare, altrimenti lì sarà pieno di autisti pronti ad offrirvi le proprie gesta al volante) e un albergo se volete godervi qualche giorno in una delle più belle spiagge del mondo (soprattutto se viaggerete in alta stagione) e semplicemente perché “sul posto e al momento” ve lo fanno pagare molto di più. Parlo di albergo nelle zone di mare perché sono meno sviluppate le famose case “particular”, ma comunque alcune ne esistono. Per il resto delle tappe, più che consigliarvi, vi ordinerei di andare a soggiornare in queste splendide case che i locali mettono a disposizione per i turisti. Vi accorgerete che ne esisteranno davvero tantissime lungo il vostro cammino, tutte contrassegnate da un’ancora color azzurro. Fidatevi che mangiare e dormire in questi posti vale metà del viaggio: imparerete più cose a svegliarvi a casa di una casalinga cubana piuttosto che da una guida cartacea. Le case non è necessario prenotarle, potete bussare di porta in porta finché l’hombre più persuasivo non vi convincerà a varcare le soglie della sua dimora. Punto A: saranno molto bravi a convincervi in ogni cosa che deciderete di fare in questo Paese e ve ne accorgerete presto. Punto B: le case da fuori potranno sembrarvi dei ruderi e non proprio rassicuranti ma, sorpresa, la maggior parte di esse dentro di apre e dispiega in tantissime zone curate e confortevoli. Vi capiteranno famiglie di ogni tipo ma tutte disponibili ad ascoltare e rispondere alle vostre più bizzarre curiosità. Il periodo più adatto per visitare il Paese è sicuramente quello che da noi coincide con i mesi invernali, però ovviamente noi siamo andati in pieno agosto! Per chi ha problemi con il lavoro, lo studio e le ferie, resta solo il periodo estivo per cimentarsi in esperienze come questa. Agosto, a Cuba, fa parte della stagione delle piogge e mostra le temperature più calde dell’anno, che in realtà sarebbero ideali se il tuo viaggio coincidesse con una vacanza per riposarsi a bordo piscina ma un po’ meno se il tuo intento fosse quello di camminare tutto il giorno per conoscere le basi di una cultura. Fortunatamente noi siamo stati colti dagli acquazzoni solo quattro volte in tutto il viaggio e principalmente nel tardo pomeriggio. Per quanto riguarda il caldo basta attrezzarsi con salviette umidificate, cappellino, crema, tanta acqua e soprattutto responsabilità: abbiamo avvertito più caldo al nord che al sud, l’importante è sapersi gestire in ogni circostanza. Per quanto riguarda le singole tappe che i miei companeros ed io abbiamo scelto (eravamo in cinque con una macchina nuova e molto spaziosa fortunatamente) sono state tante e concentrate in due settimane, ma è stato fattibile e ci siamo goduti ogni angolo di questo paradiso terrestre. Qui sta a voi la scelta: o dedicare un primo viaggio alla parte più ad ovest e un secondo a quella più ad est, oppure armarvi di tanta buona volontà, perché a volere vedere tanto si riesce eccome, senza sprecare nemmeno un attimo. 

1 TAPPA: HAVANA

Essendo atterrati all’Havana, abbiamo scelto di iniziare proprio da qui, dalla città “senza tempo”, quella colorata che vedi su tutte le copertine delle guide turistiche, con le macchine degli anni 50 e i sigari in bocca alla gente. L’Havana è molto più di tutto quello che appare ai nostri occhi. Havana è il simbolo di una vittoria molto importante, di un coraggio che aleggia nell’animo di ogni abitante, della musica che scorre nelle vene e per ogni strada, della libertà dentro il pugno della mano. Havana è un altro punto di vista. In questa città potrete trovare e provare di tutto: dal mojito originale da sorseggiare al bancone della Bodeguita del Medio, al fresco daiquiri da gustare al famoso locale Floridita. Ogni angolo vi sembrerà quello perfetto per uno scatto ed ogni macchina d’epoca quella giusta per girare la città. Che sia a bordo di una di queste meraviglie o a piedi, l’Havana avrà diverse zone da esplorare e nelle quali perdervi. Parlate sempre con le persone. Ad ogni tappa che affronterete, sarà la cosa più bella di ogni viaggio, ma soprattutto in un Paese come questo che ha una delle storie più importanti di sempre da raccontare. 

2 TAPPA: VINALES

Secondo il mio personalissimo ed umilissimo parere, Vinales è stato sicuramente il posto più autentico e affascinante che io abbia vissuto in questa avventura cubana. Non so se sia stato il fatto che io abbia affrontato per la prima volta nella mia vita una passeggiata a cavallo, non so se siano state le infinite piantagioni di tabacco in cui ci siamo persi e innamorati per cinque ore, non so nemmeno se sia stato l’effetto del primo sigaro della mia vita (e che sigaro ragazzi!) servito insieme al loro originale cocktail Canchánchara a base di miele e rum; ma è stato come prendere una boccata d’aria dopo essere stati chiusi a lungo in una stanza. Uno di quei posti dove riesci a sentirti un po’ di più, cosa che per me resta sempre uno spettacolo e uno splendido regalo della natura in ogni mio viaggio. 

3 TAPPA: PLAYA LARGA

La famosa Baia dei Porci, la storia di un tentativo di invasione fallita e di tutto ciò che portó con sè questo tradimento. Essendo completamente sul mare, questa tappa offre la possibilità di godersi un po’ di spiaggia, anche se nel sud l’acqua è riconosciuta come meno splendente di quella delle spiagge a nord. 

4 TAPPA: CIENFUEGOS

Un ottimo modo per spezzare un lungo viaggio è fermarsi in questa carinissima cittadina, molto attrezzata e frequentata. Tante sono le vie attorniate da mercatini dove poter acquistare qualche porta sigaro o un ventaglio colorato o una targa riprodotta, da portare a casa con voi.

5 TAPPA: TRINIDAD

Ne hai sempre sentito parlare, ti sei creato una certa idea di come possa presentarsi questa città, peccato che una volta messo piede qui dentro tutto cambi improvvisamente sembianze e diventi qualcosa di meravigliosamente inaspettato. La cittadina si presenta veramente in modo molto caratteristico: le case colorate fanno sempre da sfondo ma non tutto è così variopinto. Tanta è purtroppo la povertà che si riscontra in alcuni angoli della città; una povertà che non sembra pesare sui loro volti come potrebbe invece sembrare a noi europei. In tantissimi si fermeranno a intrattenervi e magari a chiedervi qualcosa in cambio ma sempre ed esclusivamente porgendovi un sorriso. Ricordate di portarvi sempre dietro una saponetta (il sapone è un bene di lusso a Cuba) o una maglietta che non volete più perché sarà sempre appagante lasciarle loro. Lungo la periferia di Trinidad sono tantissime le spiagge autentiche cubane dove potersi rilassare insieme ai locali: Playa Ancon è una delle più belle del sud, La Boca con il suo autentico villaggio dei pescatori e Caribe-Grill per un’autentica cena a bordo mare. 

6 TAPPA: HOLGUIN

Cittadina dai due volti: molto patriottica e originale da una parte, quanto oscura, meno tranquilla e sicura dall’altra. Sono state una serie di sensazioni a far concordare me e i miei compagni su un giudizio di questo tipo, anche se in realtà nulla ci ha colti alla sprovvista o veramente spaventati. Merita sicuramente una visita.

7 TAPPA: SANTIAGO DE CUBA

Pazzesca. Non tutti decidono di spingersi così a sud e molti si perdono questa città infinita. Tantissime le bellezze da vedere e apprezzare fino all’ultimo: il centro storico, la Gran Piedra dalla quale ammirare una delle viste o mirador più belle dell’Isola e la fortezza Il Morro dove avrete la possibilità di toccare da vicino le armi del passato. Se sarete fortunati a capitare nel nostro stesso periodo, la città sarà addobbata a festa per il compleanno di Fidel e la musica sarà ancora più forte e viva in ogni persona che si imbatterà sul vostro cammino. 

8 TAPPA: CAMAGUEY

Una tappa come questa è come avere qualcuno che pulisca casa al posto tuo la domenica mattina. Tutto è in ordine, tutto è pulito, le strade sono tranquille, i bambini giocano per strada e le persone ti sorridono. Un piccolo angolo inaspettato, ideale per rinfrescarsi e fermarsi durante l’ultimo tratto di viaggio.

9 TAPPA: SANTA CLARA

Prima tra le città cubane a essere liberata dal Chè, essa celebra il proprio salvatore ad ogni suo angolo, ospitando anche il mausoleo dove egli riposa insieme ai suoi compagni di battaglia in Bolivia. Tappa troppo importante per essere sottovalutata o saltata. 

10 TAPPA: VARADERO

Decima ed ultima tappa (perlomeno del mio primo viaggio a Cuba) non poteva che coincidere con un po’ di riposo. Direi che tre giorni di relax ci vogliono anche per il viaggiatore più backpacker di tutti. Le spiagge più quotate sono appunto quelle di Varadero e quelle di Cayo Largo del Sur (raggiungibile in catamarano o in una vetrina di minuti con l’ aereo). Resterete piacevolmente incantati dalla bellezza dell’acqua cristallina e delle infinite distese di spiaggia bianca sulle quali abbandonarsi a lunghi momenti rilassanti. Sarà veramente difficile che in quel momento qualcosa possa turbarvi o infastidirvi. Avrete modo di godervi gli ultimi momenti ripagandovi di ogni splendida fatica affrontata per conoscere un’intera isola e la sua storia. 

Ci sarebbero veramente tantissime altre cose da annotare: ad esempio citare il CUC, che è la moneta usata per i turisti, diversa da quella comunemente usata da loro e che si chiama “peso”, estremamente conveniente per il loro stile di vita. Siamo riusciti a pagare un gelato buonissimo per un totale di circa 0,20 centesimi di CUC solamente grazie alla cordialità di una donnina che ci ha permesso di convertire la moneta in peso: peccato fossero sei palline a testa di gelato. 

Ma di tutte le esperienze vissute in questo Paese, che per descrivervele avrei bisogno di stendere un romanzo e io non sono nessuno per tediarvi in tal modo, ne porterò per sempre due dentro al mio cuore da piccola e curiosa viaggiatrice: la fortuna di aver conosciuto tantissime persone con cui aver scambiato dei discorsi importanti, lontani da ogni schermata del telefono o un impegno troppo importante da rimandare per poter rimanere lì ad ascoltarti; e la musica: quanto può scaldarti l’animo il ritmo della musica latino-americana? Quanto?

Quindi grazie Cuba, grazie perché oltre ad ogni semplice parola, sei riuscita a farmi riportare a casa un bagaglio ricco di emozioni, sogni e profumo di vita. 

Namibia – Immagini, sensazioni e persone nel cuore. di David De Giorgio

In uno dei miei viaggi di gruppo, nella cornice della splendida Namibia, ho avuto il piacere immenso di conoscere un’anima d’oro di nome David. Ha voluto condividere con noi il video di quel fantastico viaggio ed io sono super felice di condividerlo con voi.

 

Abbiamo percorso 3000 Km di cui 2500 su strade sterrate; abbiamo forato 7 volte. Siamo stati affascinati dal linguaggio click dei Damara e ci siamo fatti colorare di rosso dalla tribù degli Himba. Abbiamo osservato una miriade di animali vagare indisturbati nella natura più selvaggia. Durante le notti in tenda non eravamo mai soli; gli occhi verdi delle iene ci scrutavano ed i ruggiti imponenti dei leoni ci tenevano svegli. I nostri occhi hanno mirato paesaggi desertici e sconfinati. Ci siamo arrampicati sulle mitiche dune rosse del deserto del Namib ed abbiamo corso sulle loro ripide pareti fino a valle. Abbiamo contemplato migliaia di uccelli danzare con le nuvole bianche nel cielo più azzurro che abbia mai visto. Ci siamo meravigliati di fronte a tramonti mozzafiato. Ci siamo incantati sotto un cielo magicamente stellato che avrebbe fatto diventare un poeta anche il più ignorante degli ignoranti… …e questa è stata la mia Namibia… Ora so cos’è il mal d’Africa 

Trovate il suo profilo Instagram cliccando qui

Questo invece è per il suo canale YouTube

Grazie David!

Piccole perle Europee: Bordeaux in “Add On” con Expedia.it

Piccole perle Europee: Bordeaux in “Add On” con Expedia.it

Ciao a tutti ragazzi!

Qualche giorno fa sono volato a Bordeaux per provare il nuovo “Vantaggio ADD ON” di Expedia!

In cosa consiste?

Vai sul sito di Expedia, prenota un volo, una macchina o un pacchetto e puoi accedere a sconti fino al 24% su una selezione di hotel messi a disposizione da Expedia!

Io per esempio come prima cosa, ho prenotato il mio volo per Bordeaux dall’aeroporto di Roma Ciampino, approfittando di un prezzo favorevole e poi ho avuto tempo fino al giorno prima della partenza per prenotare l’hotel!

In questo modo, ho avuto tempo per studiare bene l’hotel migliore per spostarmi a piedi, approfittando dello sconto fino al 24% che mi ha messo a disposizione Expedia!

Per avere altre informazioni o per prenotare il tuo prossimo viaggio, ti basterà collegarti al sito di Expedia!

Qui invece, trovate il mio video di quei giorni a Bordeaux! 🙂

Buon viaggio!