Racconto di un viaggio in Norvegia

Anno nuovo, racconti nuovi!

Ad aprire la rubrica 2019 dei VOSTRI racconti è Marika , con il suo viaggio in Norvegia!

Ciao, sono Marika ho 22 anni e amo viaggiare, questa è la mia dipendenza.

Nel mondo di oggi frenetico e pieno di distrazioni è difficile sorprendersi e sentirsi vivi, grazie al cielo i viaggi riescono ancora a farlo! Viaggiare ti permette di metterti alla prova di conoscere un pezzo di mondo e contemporaneamente scoprire te stesso, ti dà la possibilità di mettere tutto in pausa e riflettere. 
Amo viaggiare e ho questa impazienza nel farlo perché, aimè per colpa nostra, molte bellezze di questo pianeta stanno scomparendo e perché voglio realizzare un sogno: quello di poter visitare il maggior numero di posti possibili, quindi prima si inizia è meglio è! 
Penso che il tempo scorra troppo velocemente e la nostra esistenza è appesa ad un filo sottile quindi, per il tempo che tiene, bisogna viverla a pieno attimo per attimo e il miglior modo per assaporarla sono i viaggi.
Penso che il viaggio non si estende solo al breve lasso di tempo compreso tra la partenza e il ritorno, ma lo vivi tre volte: quando lo organizzi e lo immagini, quando lo vivi e infine nei ricordi e grazie alla fotografia che può bloccare un istante, un’emozione che altrimenti fuggirebbe via. Per questo amo organizzare viaggi per me e i miei amici e ho una grande passione per la fotografia.


Voglio parlare della Norvegia un viaggio che mi ha rubato il cuore con i suoi colori saturi, le casette di legno con l’erba sui tetti, il profondo rispetto della natura ancora incontaminata, è come se lì l’uomo si fosse messo da parte e cammini in punta di piedi per non disturbarla, i paesaggi infiniti, la solitudine e il silenzio rotto solo dai rumori della nature. Dovunque guardavo c’era qualcosa di bello da vedere. Ci sarebbe voluto molto più tempo per assaporare meglio quella terra ma è durato il tempo sufficiente a farmi innamorare. 
Questo viaggio è stato l’emblema di ciò che io intendo per viaggiare: stanchezza e felicità.

Cosa mi ha stupito di più di questa terra? La precisione armonia e tranquillità che trasmette. Quanto sarebbe migliore il nostro pianeta se domani ci svegliassimo e capissimo tutti questa semplice cosa: la natura ci ha dato la vita ed è un obbligo rispettarla, lì l’hanno ha capito. Basti pensare che in giro abbiamo visto solo auto elettriche, sono molto attenti all’ambiente e a valorizzarlo. Altre cose bellissime? si paga ovunque con la carta di credito e hanno la capacità di creare strade dal nulla in 1 giorno soltanto, e per necessità della conformazione del loro territorio molto frastagliato e ricco di fiordi hanno dei traghetti che sono dei prolungamenti delle strade, qui da noi in Italia sarebbe tutto questo impensabile.

Cose brutte della Norvegia? I limiti a 90 km/h in ogni strada

Questo viaggio è stato l’emblema di ciò che io intendo per viaggiare: stanchezza e felicità. Amo le vacanze che ti esauriscono le forze ma ti arricchiscono la mente e il cuore, scaricandoti di tutti i problemi quotidiani e facendoti respirare a pieni polmoni. Quelle fatte di lunghe passeggiate e viste che ti tolgono il fiato, di infiniti tragitti in macchina pieni di paesaggi e canzoni cantate a squarciagola, di tramonti che ti scaldano il cuore e pioggia che penetra nell’anima.
Questo viaggio è stato come una mano che mi ha tirato su da un mare di delusioni, perdite e tristezza in cui rischiavo di annegare.

Norway 9-08-18/16-08-18

Vacanza on the road 1500 km fatti in macchina, 70 km a piedi, 7 notti 8 giorni, 6 case diverse dove dormire, giorni infiniti e notti troppo corte, 7 ragazzi e una Citroen c3 Picasso

Ci sono voluti mesi e mesi di programmazione soprattutto per renderlo più low cost possibile, ma il viaggio più bello in assoluto fino ad ora. 
Sarà un viaggio che porterò nel cuore e a renderlo speciale oltre alle bellezze dalla Norvegia sono gli amici che viaggiavano con me.

 

Abbiamo visitato la zona di Bergen e i fiordi sud-occidentali:

– Primo giorno inizia il viaggio verso Bergen:
Direzione Fiumicino Aeroporto, Partenza dalla stazione di Fara Sabina treno Orte-fiumicino, ti chiederai dove cavolo sta? Ecco esatto questa è la risposta che mi sento sempre dire quando dico dove abito, comunque è un paese a nord di Roma in provincia di Rieti.
14e15 Arriviamo all’aeroporto di Bergen ci stupiamo subito del silenzio e precisione a cui non siamo abituati. Prendiamo la macchina che ci accompagnerà per tutti gli 8 giorni. Dopo il Tetris per entrare in macchina, noi7+7 valige, si parte si pranza alle 16 di pomeriggio al McDonald, carburante, spesa al supermercato. Finalmente ci mettiamo in viaggio verso il primo alloggio che si trovava a Tyssedal vicino alla prima vera tappa del viaggio. Arriviamo e troviamo il nostro alloggio sul fiordo di Sorfjorden: primo panorama unico.

All’aeroporto non abbiamo trovato un punto per fare il cambio della moneta ma grazie alla civiltà evoluta norvegese ovunque si può pagare con la carta anche i bagni e nelle bancarelle.

Giorno 2: sveglia ore 4e30 colazione, preparazione dei bagagli (poco prima aperti) si ricarica tutto in macchina, siamo pronti per la prima tappa della vacanza: escursione Trolltunga 900 m di dislivello 27 km di escursione, di cui siamo riusciti a risparmiarne 9 grazie al parcheggio si Megalitop pagato 60 euro, i migliori 60 euro mai spesi in vita mia.

Iniziamo la giornata con la pioggia che sarà la nostra fedele compagna per tutti i 18 km. Percorso molto impegnativo soprattutto a causa della pioggia che rendeva tutto scivoloso ma sembrava di essere su un altro pianeta, caratterizzato da cascate imponenti corsi d’acqua e rocce a picco sul lago. Trekking molto introspettivo e totalmente a contatto con la natura che ci ha pervaso come l’acqua che correva sopra sotto e in ogni dove fino alle ossa. La strada sembrava non finire mai ma l’arrivo al famoso Trolltunga, roccia sospesa 700 m sul lago Ringedalsvatnet, è stato stupendo, sia per la felicità di avercela fatta sia per la vista e l’imponenza di quel panorama.

La strada del ritorno è stata più difficile dell’andata sia per la stanchezza il freddo e la difficoltà nel ritrovare la strada, due di noi sono stati soccorsi al rifugio dalla guardia alpina, un bell’omone nordico che è stato molto gentile. Nonostante tutto siamo tornati tutti sani e salvi

Finalmente arrivati alla macchina ci togliamo i vestiti zuppi, ci scaldiamo e ci incamminiamo verso il primo supermercato per comprare viveri per la cena e verso l’alloggio.

Dopo tutte le vicissitudini della giornata non riuscivamo a trovare la casa, come l’abbiamo trovata? Incredibile ma grazie ad un amico super nerd siamo riusciti a trovarla tramite il Wi-Fi fornito dal nostro host, viva la tecnologia! Difficile da raggiungere ma è stata la casa più bella di tutta la vacanza (e anche una di quelle pagate meno) dotata di un’immensa vetrata che si affacciava su soggiorno e angolo cottura, tutta in legno con l’erbetta sul tetto e dotata di una vasca idromassaggio e sauna, il giusto premio per la fatica che avevamo fatto.
Cosa abbiamo imparato da questa giornata? Mai andare a fare escursioni non equipaggiati al massimo, se avremmo avuto tutti l’attrezzatura adatta e un impermeabile serio sarebbe stato tutto più facile.

Giorno 3: ci alziamo belli e riposati verso le 10 e decidiamo di saltare l’escursione prevista, ci godiamo la casa e i suoi confort dopo di che cerchiamo un ristorante vicino casa dove si mangino cose tipiche e che si trovi sulla strada per raggiungere Haugesund dove avevamo il terzo alloggio: un bellissimo camping sull’oceano. In Norvegia non è sempre necessario seguire un itinerario per vedere cose belle, anche girando a caso si trovano scorci bellissimi e paesaggi mozzafiato e per noi è stato così, siamo stati sorpresi soprattutto dal ponte di Stordabrua sospeso sull’acqua e circondato da isolotti e dai 165 m di cascata di Latefossen, questo è il bello della diretta cambiare piani all’ultimo e scoprire cose fantastiche!.

Giorno 4 e 5: Bergen, come descriverla con un’unica parola? È una bomboniera, super curata, colorata, e molto nordica abbiamo mangiato del pesce divino appena pescato al caratteristico porto di Bryggen, ci siamo persi nelle viuzze del centro, siamo saliti sulle 2 funivie: ulriken 643 e la Floyen che ti mostrano una fantastica visuale di Bergen dall’alto. A fine giornata ci incamminiamo verso Forde dove avevamo l’alloggio vicino alla 3 tappa cioè il lago Lovatnet

Giorno 6: lago Lovatnet e Loen abbiamo passato la giornata girando intorno al lago, mai vista acqua di quel colore e riflessi di quel genere, non ci sono altre parole per descriverlo se non viverlo in prima persona. Raggiungiamo l’alloggio presso Folva vicino Geirangerfijord che sarà l’ultima tappa del viaggio

Giorno 7 arriviamo e ci fermiamo al Flydalsjuvet roccia a picco sul fiordo Geirangerfijord, nominato patrimonio dell’umanità, visitiamo il paese di Geiranger, qui siamo saliti sul catamarano con cui abbiamo fatto il giro sul fiordo esperienza unica e assolutamente da fare una volta nella vita, dopo di che siamo risaliti in macchina e ci siamo avventurati sulla la strada delle aquile caratterizzata da ben 12 tornanti fermandoci in vari punti panoramici tra cui il più bello la terrazza di Ornevegen, per finire in bellezza la giornata sulla strada di ritorno abbiamo visto Dalsnibba che si trova a 1500 metri di altezza questo punto panoramico sovrasta il paese di Gerainger e il fiordo. Che dire giornata di paesaggi mozzafiato e colori unici.


Giorno 8 arrivo a Bergen giro per i souvenir e si va a prendere l’aereo.

Viaggiare è dare un senso alla propria vita, è donare la vita ai propri sensi. Viaggiare può diventare un obbiettivo, una motivazione, ti cambia, ti apre la mente gli occhi e il cuore.

 

Volete raccontare la vostra storia? Parlarci del vostro itinerario di viaggio?

Scrivimi a raccontimentenomade@gmail.com 🙂

Un racconto sul Canada

Quando mi è arrivato il testo che state per seguire, subito mi è tornata in mente la mia esperienza in Canada  di un paio di anni fa. Posti pazzeschi, paesaggi sconfinati e penso ogni giorno a trovare del tempo per tornarci! Il racconto lo ha scritto Serena, partita per migliorare il suo inglese. A me è piaciuto molto. Ci tenevo a condividerlo anche con voi!

Il mio racconto sul Canada di Serena Pennella

 

Sono fortunata, so di essere fortunata.

Sono partita per migliorare il mio inglese, sono andata in Canada, sono tornata da lì che non solo sapevo parlare molto meglio la lingua.

Sono tornata sapendo nuove parole in portoghese; ho migliorato il mio spagnolo, ho conosciuto tanta nuova gente; i miei occhi si sono riempiti di paesaggi bellissimi e mi sono innamorata ancora.

Ogni viaggio che fai ti porta a innamorarti, e il Canada mi ha rubato il cuore.

Quando torni sei pieno di nuovi ricordi, spesso neanche te ne accorgi, che ti aiutano ad aprirti la mente.

 

Sono sempre stata descritta come una persona da larghe vedute e penso di essere davvero migliorata una volta tornata in Italia.

Il Canada è sempre stato una sorta di sogno lontano, un posto pieno di pace e tranquillità. E ora posso confermare che è davvero in questo modo.

Non ha diminuito le mie aspettative e nello stesso tempo mi ha fatto capire che è meglio immaginare meno e piuttosto viverle le cose.

Precisamente sono stata in Quebec, a Montreal, ma ho girato lì intorno. Il mio viaggio, durato più di un mese, si può suddividere in varie fasi che cercherò di riassumerle qua sotto.

Le mie prime due settimane le ho passate girando il più possibile, sono partita da ciò che più mi era vicino.

Sono stata ospite di una cara amica d’infanzia di mia mamma, anche lei venezuelana trasferitasi dopo il matrimonio. Abita a Longueil, un paese vicino a Montreal. È davvero bellissimo, ricorda star-hollow di “Una mamma per amica”.

Ho girato quella cittadina in bici, ma si può vedere anche a piedi. È caratteristica e colorata, l

In centro a Longueil c’è la bellissima cattedrale di Sant’Antonio di Padova, l’ingresso è gratuito e nel piano sotto c’è un museo dedicato alla città. Lì ho incontrato un giovane ragazzo che faceva da guida e gentilmente si è offerto di mostrarmi tutto il museo, in inglese. È stato interessante e un primo approccio al buon comportamento delle persone. Il Canada è famoso per il loro carattere pacato e cordiale.

Avendo molto tempo ho deciso di girare non solo in quella zona, ma anche nelle città più vicine, sono partita la seconda settimana di agosto.

Potevo non andare alle cascate del Niagara? O a Toronto?

Il viaggio è durato all’incirca tra le 6 e le 7 ore, è stato tutto sommato piacevole.

In Canada le autostrade sono gratis (pagano molte più tasse di noi) ed enormi, le corsie sono il doppio di quelle italiane. Anche i limiti di velocità sono differenti, sono molto più bassi rispetto ai nostri con un massimo di 100 km/h in autostrada.                                                                                   

In ogni autogrill si può trovare una nota catena canadese: “Tim Horton”, dove si può prendere il caffè, brioches, donuts o hamburger. È una vera istituzione in tutto il Continente.

La prima tappa sono state le Cascate. Siamo subito andati in hotel, il classico motel da film, e poi a mangiare. Anche lì il meteo, come in quasi tutto il Canada, è molto variabile: appena arrivati pioveva a dirotto, il tempo di un pranzo ed è uscito il sole e insieme una temperatura calda. I canadesi sono abituati a questi cambiamenti durante tutto l’anno.

Quando uno pensa a questo luogo, molto spesso si immagina una sorta di riserva naturale dove da vedere ci sono solo le cascate e nient’altro. Invece la città è una mini-Las Vegas, piena di attrazioni colorate e negozi di ogni genere, una sorta di parco giochi per adulti e bambini. La strada che ti porta sul Belvedere è piena di musei particolari, stravaganti e ristoranti affollati. Noi abbiamo deciso di visitare la mostra permanente sul Guinness dei primati, molto interessante e divertente.

Ufficialmente le cascate del Niagara sono al confine tra Canada e stati uniti, sono situate nella parte statunitense, ma si vedono meglio dalla parte canadese.

La vista è meravigliosa e a pagamento si può andare su dei battelli che ti portano vicinissimo. Il costo si aggira sui 30 dollari canadesi, il servizio è davvero efficiente. Da quando compri il biglietto fino a quando sali passano giusto 10 minuti. Offrono gratuitamente una protezione di plastica/poncho (rosa per la parte canadese e blu per quella statunitense) e si parte.

Prima ci si avvicina a quella più piccolina e sconosciuta, poi si passa alla sorella.

L’emozione di vederle da vicino è qualcosa di unico e indescrivibile. Senti l’acqua, il vento e la loro potenza sul tuo viso. Un’esperienza che ti lega con la natura in un modo che davvero non avrei mai creduto.

Per il resto la città del Niagara non offre troppo, ci sono piccoli parchi divertimento e un casinò.

Siamo rimasti due giorni alle cascate e poi siamo andati a Toronto, che dista circa 2 ore da lì.

È una città incredibile, la New York del lato est del Canada, piena di grattacieli e di vita, situata sulla costa del lago Ontario.

Avendo solo un giorno ho deciso di non stressarmi e correre di qua e di là, ma di passeggiare e vedere cosa mi offriva la città. L’unica attrazione che ho programmato è stata la CN tower, la quale con i suoi 553 metri di altezza è una delle torri più alte del mondo. La vista da sopra è spettacolare, si vedono benissimo tutti i grattacieli che da quella altezza sembrano pure bassi, e a renderla grandiosa il merito è anche del lago. Così enorme che anche da lì sopra non riesci a vedere la fine, sembra un vastissimo oceano.

Tutto sommato sono rimasta felice della mini-giornata a Toronto.

È un misto di nuovi palazzi piena di gente elegante e piccole vie colorate con ristoranti provenienti da tutto il mondo.

Tornata da questo “viaggio nel viaggio” ho iniziato un corso d’inglese a Montreal, è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Effettivamente molti hanno criticato la mia scelta: “vai in un posto dove parlano francese per imparare l’inglese?”

Invece a dispetto loro io sono rimasta entusiasta della mia scelta perché ho potuto vivere un’esperienza di realtà bilingue, e questo mi ha solo arricchita di più.

Il Quebec è l’unica regione o stato canadese in cui la prima lingua (non ancora ufficialmente però) è il francese.

Il loro è un mix, ed è divertente vedere come ogni persona parla benissimo entrambe le lingue. È stato bello confrontarmi con un posto del genere.

La scuola era davvero organizzata bene, il loro focus principale era di farti apprendere la lingua. Tant’è che all’interno della struttura è obbligatorio parlare in inglese o in francese, al terzo richiamo possono tranquillamente espellerti.

Le lezioni si dividono in skill, grammar e conversation. Le classi sono composte da un massimo di 12 persone, e all’inizio per decidere la tua ti sottopongono a un test di livello.

La mia classe era davvero mista, piena di sud americani (molti del Brasile) ma anche di giapponesi o coreani. Ero l’unica italiana nel gruppo e questo era fattore di popolarità. All’estero vedono l’Italia come un paradiso dove si mangia davvero bene.

Il cibo in Canada non è male, il piatto tipico del Quebec sono le poutine, ovvero patatine fritte ricoperte di una salsa agrodolce, feta a fette e quello che vuoi tu (esempio wurstel, prosciutto ecc..). Le ho assaggiate con sopra gli straccetti di maiale e devo ammettere che erano davvero buone.

Per il resto mangiano in modo vario, e puoi trovare qualsiasi cosa ovunque.

Durante il mio periodo scolastico, durato 2 settimane, ho avuto modo di girare per bene Montreal. Ho fatto amicizia con ragazzi brasiliani e messicani, e insieme organizzavamo gite dopo le lezioni.

Vicino alla nostra scuola c’èra una delle vie più famose della città, Rue Sant Catherine. Conosciuta come la via dei negozi, e dei locali. Spesso mangiavamo in un posto chiamato “Wharenhouse”, carino perché era vario ma al prezzo fisso di 5.95 dollari canadesi. Lungo quella via c’era anche un cinema, siamo andati a vedere gli incredibili 2 in inglese. Anche il cinema è strutturato in modo diverso rispetto a quello italiano: non ci sono posti assegnati, puoi entrare in sala mangiando di tutto e l’immancabile Tim Horton è presente e vende ciambelle e caffè per il pre o post film.

Spesso a orario del tramonto andavamo all’Old porto, un posto magico, con la ruota panoramica e il lungo fiume. Pieno di bancarelle artigianali e di food truck.

Puoi trovare anche pedalò, moto d’acqua e una triste spiaggia artificiale che si affaccia solo sul fiume.

Un giorno abbiamo fatto una specie di escursione a Mont-Royal, la montagna più alta di Montreal, che in realtà è bassina giusto 223 metri. Però offre una bella vista e dei boschi enormi da attraversare e passeggiare. Tutta l’area è piena di scoiattoli, e di persone che cercano di nutrirli. Lungo una di quelle stradine abbiamo incontrato due bambine che vendevano limonata, e chiaramente ne abbiamo presa una, sembrava proprio la classica scena da film americano.

Montreal offre molti posti da vedere e visitare oltre quelli già menzionati, per esempio c’è lo stadio Olimpico, dove gli atleti si allenano, soprattutto i nuotatori.

Inoltre nella zona centrale c’è la bellissima Place des Artes, una piazza moderna abbellita da fontane e fiori.

Una chiesa da vedere è sicuramente la basilica di Notre-Dame, l’unica dove bisogna pagare per entrare, ma credetemi ne vale davvero la pena. È proprio in stile Disney, è magica e piena di vetrate colorate. L’atmosfera dentro è quasi mistica.

Altro luogo must-have è l’isole Jean Drapeau, si raggiunge facilmente con la metro, una volta lì ci sono vari posti da vedere: per esempio la Biosphere, una sorta di museo dedicato all’ambiente in un modo non convenzionale e molto stimolante. Sempre sull’isola c’è una piscina enorme, una torre dove si può vedere il ponte che collega l’isola a Montreal e di conseguenza anche la città. Inoltre quasi tutti i weekend ospita grandi festival musicali per giovani, e ho potuto costatare che l’affluenza è decisamente alta.

Infine per quanto riguarda il clima canadese, si riconosce subito, fino al 15 agosto c’è stato caldo e bel tempo, ma dopo e non scherzo ma dal 16 preciso, le temperature hanno iniziato ad abbassarsi. La mattina c’era quasi freddo, e la sera pure.

Solo durante il giorno se c’era il sole potevi aspirare a il caldo estivo.

Montreal è comunque ben organizzata contro il freddo, c’è tutta una città sotterranea collegata dalle metro, che permette di non uscire durante l’inverno, quando le temperature raggiungono davvero molti gradi sotto lo zero

La penultima settimana non sono rimasta in Canada, ho comprato i biglietti dell’autobus e dopo 8 ore sono arrivata a New york. Purtroppo quello è un capitolo a parte, ci sarebbe da raccontare veramente tanto su quella bellissima città. Davvero amazing!

L’ultima settimana è stata tranquilla, abbiamo rigirato i posti più belli di Montreal, ma non ci siamo limitati solo a quello.

Un pomeriggio siamo andati in una cittadina vicino che si chiama Chambly. Un posto che ricorda molto le fiabe, o comunque un posto magico e romanzato. Lì il fiume San Lorenzo diventa una sorta di lago, per poi restringersi e continuare il suo percorso.

Ho avuto modo di fare Kayak, davvero rilassante. Rimanevo ferma in mezzo al lago, sentivo la brezza toccarmi il viso e mi sentivo felice.

Ci sono poi ritornata a Chambly per il festival della birra, che si teneva in un enorme parco. Era pieno di stand diversi, con ogni tipo di birra come per esempio quella al gusto di sciroppo d’acero. Oltre alle bevande chiaramente c’erano ogni tipo di food truck.

Posso confermare dopo il mio viaggio che il Canada è davvero un paese cordiale, pieno di persone che ti fanno sentire a casa. È un continente che offre veramente tanto, ed è pieno di paesaggi bellissimi.

Non vedo l’ora di tornarci e chissà magari vedere l’altra costa sta volta.