Matera: da vergogna d’Italia a patrimonio dell’Unesco. Articolo a cura di Sara Venturiero.

Una storia di rinascita e riscatto italiano!

Matera, seconda città più grande della Basilicata, è ben nota per il suo caratteristico centro storico scavato nella roccia, inserito nell’elenco del Patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 1993.

I celebri Sassi di Matera sono tornati in auge grazie alla recente candidatura (2014) come Capitale Europea della Cultura 2019, titolo combattuto all’ultimo voto con Lecce, il capoluogo salentino. Parlando di Matera non si può evitare di annoverarla fra i centri del Meridione che nei secoli hanno avuto una vera e propria rinascita, quasi una rivincita verso chi nel tempo l’ha tanto bistrattata.  

Screditati a livello nazionale, considerati la “Vergogna d’Italia” da Togliatti e paragonati ai gironi infernali di Dante da Carlo Levi, Matera non ha passato certamente decenni sereni. Questo fino al 1992, quando un architetto locale decise di candidare i Sassi all’UNESCO, sottolineando l’unicità di questo contesto urbano-naturalistico e la sua storia millenaria.

Difatti, quello dei Sassi è definito come un “paesaggio culturale”, ovvero l’intero territorio rappresenta la storia e la cultura della città,  il quale è stato modellato dagli abitanti in base alle necessità quotidiane e ripercorre un range temporale molto ampio. Non a caso, Matera è il primo esempio al mondo di tipologia insediativa che ha visto un uso continuativo dall’età del bronzo sino all’età contemporanea, tanto da meritare per primo l’inserimento nel Patrimonio dell’UNESCO in tutto il Sud Italia.

Sassi sono l’esempio di come l’uomo abbia saputo sfruttare al meglio le risorse del proprio territorio, pur essendo apparentemente così ostile. La sua particolare conformazione ha permesso di utilizzare le pareti rocciose delle gravine sia per ricavarne le tipiche case-grotte sia come cave per l’ottenimento dei materiali necessari, utilizzati per la costruzione di altre strutture.  In un ambiente tanto caratteristico quanto inusuale, gli abitanti hanno saputo creare uno scambio propizio tra la loro antropizzazione, già di per sé distruttiva, e la Natura, sia adattandosi ai luoghi sia adattando lo stesso territorio alle proprie esigenze.

Non a caso questo ecosistema è la rappresentazione di una cultura che, sin dalle origini, ha instaurato un forte e indissolubile legame tra gli abitanti e la natura circostante. Al tempo stesso ha mantenuto un aspetto pressoché ancora naturale, privo di particolari eccessi che avrebbero potuto sconvolgere l’autenticità del territorio, tanto capace di affascinare migliaia di visitatori ogni anno.

Complessivamente, il territorio di Matera è tanto vasto quanto variegato, difatti comprende i primissimi insediamenti abitativi di epoca paleo-neolitica fino alle grotte nelle quali risiedevano i materani fino agli anni ’50.

L’intera area è composta dal Sasso Barisano, a nord-ovest ( in direzione di Bari, in Puglia), il Sasso Caveoso, posto a sud verso Montescaglioso ed al centro la Cìvita, ossia la parte che ospita la Cattedrale ed i palazzi nobiliari, nonché diverse abitazioni, che idealmente fanno da spartiacque tra le due alture. Geograficamente i cosiddetti “Sassi” sono picchi dell’Altopiano della Murgia, ovvero un’area dall’altezza massima di 700 m.s.l.m. che parte dalla Puglia e copre buona parte della Basilicata.

La disposizione di queste case-grotta segue l’andamento della gravina, così da andare a creare diversi livelli, dove, in effetti, il pavimento dell’abitazione superiore corrisponde al tetto di quella inferiore e viceversa. Ogni mini-agglomerato era ed è reso accessibile da stradine, anche a ridosso della rupe, da rampe, da piccole gallerie, intervallate da gradoni e scalinate, i quali raccordavano i differenti livelli ed i versanti abitati.

Il modello abitativo materano è molto simile ad altri centri storici del Meridione, cioè quello del “vicinato”, ossia un gruppo di abitazioni che si affacciano su uno spazio antistante comune, con al centro un pozzo. Questo, oltre alla funzione primaria di raccolta delle acque, fungeva anche da punto d’incontro per gli abitanti, i quali in questo modo socializzavano con i vicini, collaboravano tra loro, avviavano scambi ed azioni solidaristiche.

Trattandosi di vera e propria cittadina non mancano i luoghi di culto, anch’essi ricavati nella roccia, i quali riprendono i soggetti tipici della civiltà rupestre già presenti in altre località del Meridione, come nelle vicine Puglia e Calabria. Anche in questi casi le profondità delle lame nascondono alla vista la bellezza di ciò che si cela al loro interno, ovvero cicli di pitture rappresentanti figure di Santi di origine bizantina ed alcune scene della vita di Cristo. Per le chiese sub-divo, ovvero in superficie, come le intendiamo noi oggi, bisogna risalire all’epoca dei  Normanni. In questo periodo essi fortificarono l’area abitativa con una cinta muraria in mattoni, costruirono diversi palazzi nobiliari, oltre a strutture amministrative ed edifici religiosi, come appunto la Cattedrale romanica del 1270 e le altre successive. Anni dopo, fuori dall’area della Cìvita vengono edificati il Municipio e la Piazza del Sedile, dove avvenivano gli scambi commerciali ed agricoli, mentre poco distante vi erano le botteghe artigiane.

Nell’immediato dopoguerra, l’allora Capo di Governo Alcide de Gasperi, in visita nel Sud Italia, venne a conoscenza della vita di questa povera gente e con la Legge Risanamento del 1950, avviò la costruzione di nuovi quartieri, atti ad ospitare tutte le famiglie che versavano in condizioni disagiate.

Pur con la prospettiva di una vita migliore, molti degli abitanti, soprattutto gli anziani e gli adulti, avvertirono quel senso di spaesamento dato dall’essere stati sradicati da quel contesto così familiare, che nei secoli li aveva tanto legati a quei luoghi ed alla gente del vicinato. Questo modo di vivere aveva caratterizzato i materani da secoli, persino millenni, pertanto inizialmente tale soluzione venne avvertita come una violenza, una crudeltà causata dai poteri forti, che certo avrebbero distrutto le tradizioni e la storia di quel popolo.

Gli anni passavano, le giovani generazioni crescevano, gli adulti invecchiavano e tutti pian piano si abituarono alla “nuova” vita, ma il loro cuore era sempre in quelle grotte, le quali venivano ricordate con un misto di nostalgia e senso di vergogna. La vita vissuta in questo tipo di agglomerato ha attraversato la storia e caratterizzato il territorio materano e quello di altre aree del Sud Italia, ma d’un tratto assunse una diversa connotazione: da ricordo lontano, passò ad essere considerato un passato da dimenticare o addirittura da cancellare. Difatti, dopo la “scoperta” da parte dell’intera Nazione delle condizioni di vita dei materani e la presa di coscienza degli stessi abitanti, i Sassi vennero considerati come la parte peggiore della vita dei locali.

 

In effetti, già lo scrittore  Carlo Levi descrisse la realtà lucana degli anni ’40, raccontando in un romanzo ciò che ebbe modo di vedere nel paesino di Aliano (dove venne confinato), nella città di Matera e per estensione nei borghi del circondario. Si tratta del celebre saggio “Cristo si è fermato ad Eboli”, nel quale sottolineò come Cristo, inteso come civiltà, si fosse fermato ben prima della Basilicata, dove viveva una società lontana da quella di molte regioni del resto d’Italia, con una cultura tutta propria. Eboli, infatti, è in provincia di Salerno, in Campania.

Fortunatamente, alla fine del secolo precedente, la fiamma della speranza si è riaccesa sui Sassi, illuminando quello che di buono e di bello aveva da offrire una città così antica come Matera. Così le parole del Levi cambiarono radicalmente, passando da un’accezione negativa ad una positiva, dove le “brutture” diventano autenticità, l’arretratezza di un popolo diventa dimostrazione di qualcosa di arcaico, di profondo, di radicato nell’animo fiero di ogni abitante. Tutto assume una diversa colorazione: passa dai toni cupi del nero ai toni accesi dei pomodori stesi al sole ad essiccare, in contrasto con il candore delle pareti delle case imbiancate; dall’azzurro intenso del cielo fino alle diverse sfumature di verde della vegetazione che ricopre le gravine. Il tutto illuminato da un sole caldo, accecante, che da millenni picchia sulle case-grotta e che, ancora oggi, scandisce le giornate ed i cicli di vita di ogni essere vivente. I suoni sono certamente cambiati rispetto a quell’epoca, dove il vociare dei turisti ed il rumore delle automobili hanno preso il posto delle risate dei bambini, dei discorsi fra donne, dei dibattiti tra contadini, del ragliare degli asini usati come mezzo di trasporto e del fruscio del torrente sottostante.   

Nonostante questi notevoli cambiamenti, addentrarsi tra i vicoletti di Matera significa ripercorrere non solo la storia di questa città, ma anche la storia del Sud Italia in genere, tanto da restare attoniti davanti ad ogni belvedere. Il panorama della città riporta alla mente i primi insediamenti del Nord Africa: un insieme di casette scavate nella roccia, una sovrapposta all’altra, a picco su precipizi e da millenni bruciate dal sole. Non a caso, sono diversi i film ambientati in questo contesto così particolare. Una visione a tratti confusionaria, ma affascinante nel suo genere, come potrebbe apparire un presepe di dimensioni reali, ancor più incantevole se ammirato all’imbrunire con mille lucette che fanno capolino da porte e finestre.

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