In questi giorni ho ricevuto tantissime storie. Tra quelle che più mi hanno colpite, c’è questa di Sara Rinaldis e della sua esperienza in Asia tra la Thailandia e la Cambogia!

Sul suo profilo Instagram trovate foto pazzesche di quei luoghi. Vi lascio al suo racconto.

VI racconterò del mio ultimo viaggio: il mio viaggio di 20 giorni in Asia, tra la Thailandia e la Cambogia.

Eviterò di tediarvi in maniera approfondita con l’itinerario, che con un po’ di impegno o di fantasia potete trovare da qualsiasi altra parte, da quei tanti che mi hanno preceduto, specie su queste mete così tanto battute e amate. Piuttosto parlerò di quello che questi posti riescono a trasmettere senza volerlo. Senza scegliere. E senza chiedere nulla in cambio.

2 nazioni , 6 città, 10 aerei.

Un Alba e tanti tramonti. 

Un viaggio incredibile.

Fortissimo. Emozionante. Indimenticabile.

L’Asia per me è magica. Scriverei un libro su di lei. Uno di quei libri che non sai con che parole iniziare e quali siano quelle giuste per finire.

L’Asia è bella che non ha bisogno di truccarsi: come una bella donna che la mattina non ha voglia di passare tanto tempo davanti allo specchio. Una bellezza acqua e sapone, che non si sforza di apparire come non è, che è così bella nella sua imperfezione.

E lo capisci quando sei arrivato in Asia: lo capisci da quel miscuglio di odori, di caldo, di umidità, di sorrisi e street food; lo capisci dal tassista che raramente parlerà inglese ma che grazie a Google Maps è disposto a portarti in capo al mondo; lo capisci dal caldo opprimente che l’italiano medio non riuscirebbe a sopportare in madrepatria ma che qui diventa tollerabile, lo capisci dalle bancarelle di street food in ogni angolo e lo capisci perchè ti senti a casa in un posto lontanissimo dall’Italia e in cui il modo di vivere delle persone è totalmente diverso da noi. 

L’Asia è rigenerante. E’ potente. Ed è insostituibile nei ricordi di ogni viaggiatore.

Prima tappa: Bangkok.

Una piccola sensazione interna, uno stato d’animo, i sapori, il caldo e l’umidità che si mescolano: sei arrivato a Bangkok.

Bangkok: la città degli angeli. Che ami o che odi. E che io personalmente amo follemente.

Io a Bangkok ho dedicato 5 giorni (escursioni comprese) e rifarei questa scelta , perché è una città che per essere apprezzata va capita e soprattuto va vissuta. 

La città degli estremi, dove dietro l’hotel di lusso si alternano agli antichi templi, dove accanto allo Street food che vende pad thai a 50 bath c’è un vertiginoso Sky bar con dress code e prezzi proibitivi, dove tutto è contraddittorio, dove niente ha senso ma nulla è fuori posto.

Ho amato come mi sono sentita in questa città, ho amato i fili dell’elettricità, che nessuno sostituisce quando smettono di funzionare e per questo motivo si accumulano e diventano un groviglio indefinito e pittoresco, sospeso per aria, senza capo né capo né coda, ho amato la spiritualità che si respira nei templi, che si respira ovunque e che tira fuori quel buddhista che è in ognuno di noi; ho amato i tramonti, che neanche lo smog riesce ad offuscare, ho amato il cibo thailandese, per ogni palato e per tutti i gusti, anche i più difficili, ho amato che ci sia asempre qualcosa da fare e che ti manchi sempre qualcosa da vedere che ti costringerà a tornare per completare il puzzle, ho amato le mille sfumature di questa città e il suo essere diversa da tutte le altre.

Seconda tappa: Chiang Mai.

Chiang Mai è il farmaco collaterale di cui molto necessitano dopo aver visitato Bangkok. È ciò che serve per staccare la spina e respirare l’animo thailandese più autentico, in tutta la sua genuinità, a contatto con la natura. Perché a Chiang Mai è tutto molto “into The Wild”. Basta mezz’ora di red taxiper esplorare un tempio nella giungla, un’ora per andare a conoscere gli elefanti nelle riserve protette, lontano dallo sfruttamento dei circhi e dei trekking turistici che minano il benessere di questi animali, dove possono sentirsi liberi e in un ambiente naturale, in cui i visitatori possono dargli da mangiare e fare il bagno con loro nel fiume, senza però nuocere alla loro salute fisica e psicologica.

A Chiang mai si fa tanto shopping tra i vari market o perdendosi tra i negozietti della Old Town. Il mercato più famoso è il night market, ma se siete così fortunati da capitarci nel weekend imperdibili sono il Saturday Night Market e il Sunday Market.

A Chiang mai si fa il pieno di spiritualità: si contano oltre 300 templi e in ogni angolo è possibile scovarne qualcuno, entrare e, se siete fortunati, incontrare i monaci e conversare con loro.

Insomma, io a Chiang Mai ho trascorso 4 giorni, ma se ne possono trascorrere molti di più senza annoiarsi e per rimettersi in pace con il mondo.

Terza tappa: Siem Reap e Angkor Wat.

Siem Reap non è solo la base di cui servirsi per visitare i templi di Angkor. Siem Reap è molto altro. 

Siem Reap sono i villaggi galleggianti. Uno spaccato di realtà cambogiana, una istantanea che immortala chi vive in queste case a pochi metri dall’acqua: persone che fanno del loro meglio per vivere con i mezzi che hanno a disposizione.

Siem Reap è la vivace Pub Street, dove la nightlife è attiva, animata e giovane, dove ci si può sbizzarrire tra night market, pub, ristoranti e spa.

Siem Reap è la Cambogia senza filtri, che il turismo non ha cambiato. Che incarna perfettamente ciò che ognuno di noi immagina quando pensa a uno scenario cambogiano. Ed è in Cambogia che io ho conosciuto la migliore popolazione che potessi conoscere. Soltanto le persone cambogiane sono un valido motivo per visitare la Cambogia: l’ospitalità, la gentilezza, la disponibilità e i loro sorrisi verranno sempre ricordati e non hanno eguali.

E poi si ci sono loro: i templi di Angkor. Il più grande sito religioso del mondo, una delle mete più ambite di tutto il pianeta. E non esistono parole.

E’ difficile spiegare Angkor a chi non l’ha provato. Potrà sembrare una frase banale che però non può essere più adatta. E’ stato indimenticabile camminare tra queste costruzioni che sembrano uscite dalla pellicola di un film ed invece sono li, reali ed espressione della massima capacità artistica dell’uomo.

Io ho dedicato ad Angkor due giorni, che mi hanno permesso di visitare sia i templi del Piccolo Circuito che quelli del Grande Circuito.

Due giorni tra i templi di Angkor Wat sono sufficienti per tatuarteli nel cuore, perché ti entrino nelle ossa e nei migliori ricordi, perché non si riescano a raccontare; ma due giorni non sono sufficienti a esplorare l’immenso complesso come realmente meriterebbe.

Il complesso di Angkor era per me un mito, che per troppo tempo ho solo immaginato. Ma vi posso assicurare per quanto ognuno di noi prima di visitarlo si sia creato delle aspettative, per quanto se lo sia immaginato, o quanto lo abbia aspettato, sarà comunque al di sopra di ogni aspettativa. E pur non avendo girato il mondo (non ancora hehe) non so quanti posti possano competere con tale maestosità e splendore.

Io credo che ogni persona dovrebbe vedere i templi di Angkor almeno una volta nella vita.

La sfida per me, d’ora in poi, sarà vedere qualcosa che sia più bello ed emozionante.

Quarta e quinta tappa: Koh Rong Sanloem e Otres Beach 2 (Sihanoukville).

Le ultime tappe coincidono con un po’ di relax e tanto mare. Necessario anche per il backpacker più scatenato di tutti. Dopo due settimane di intenso girovagare è ciò che il buon viaggiatore si merita.

E cosa c’è di meglio di Koh Rong Samloem (KRS), la sorella minore della vicina Koh Rong, che ho preferito in quanto prometteva meno turismo e mare cristallino.

In effetti Koh Rong Sanloem incarna perfettamente l’ideale di isola incontaminata e paradisiaca che esiste nell’immaginario di ognuno di noi e che non ha nulla a da invidiare alle affollate spiagge thailandesi, a cui rappresenta una valida alternativa.

KRS è un’isola semi deserta, le uniche persone sull’isola sono i turisti delle strutture (poche) presenti sull’isola, ed è un piccolo gioiello a mezz’ora di traghetto dal porto di Sihanoukville.

A KRS la sabbia è bianca, le scarpe si lasciano in camera da inizio a fine soggiorno, si cammina scalzi, a piedi nudi sulla sabbia, si dorme in un bungalow a due passi dall’acqua, che basta lasciare la porta aperta per addormentarsi cullati dal suono delle onde del mara, ci sono le altalene in riva al mare per dondolarsi davanti a un bel tramonto sorseggiando un gustoso “fresh coconut”, si può fare snorkeling e di notte è possibile vedere il plancton in una barchetta in mezzo al mare, illuminati soltanto dalla luce della luna: scuotendo dolcemente l’acqua con la mano si accenderanno tante lucine sotto di voi in mezzo al mare, i plancton, e vi assicuro che niente potrà mai cancellare questo spettacolo incredibile dalla vostra mente. 

E’ un’isola dove dietro la prima fila di bungalow e strutture affacciate sul mare esiste solo giungla: fitta vegetazione e nient’altro. Persino i mini market si trovano sulla spiaggia, a pochi passi dal mare.

Ovviamente deserto e incontaminato portano con sé i i limiti che un’isola deserta ha, ma in questo caso, il viaggiatore non backpacker, potrà optare per il resort dotato di tutti i comfort occidentali (l’unico dell’isola), senza però rinunciare all’atmosfera selvaggia e paradisiaca dell’isola.

Una volta tornata sulla terraferma sono pronta, ahimè, per l’ultima tappa: Otres beach. 

Otres Beach è considerata la spiaggia più bella di Sihanoukville, che pur essendo lo località balnerare più famosa della Cambogia non è famosa per le sue spiagge, ad eccezione appunto di questa zona. 

Otres è divisa in due settori: Otres 1, il primo tratto di spiaggia che si incontra arrivando da Sihanoukville e più affollato e Otres 2, una distesa di sabbia bianca con palme, che potrebbe fare degnamente concorrenza alle famose spiagge thailandesi, con resort di lusso direttamente sulla spiaggia a prezzi più altri rispetto agli standard cambogiani ma comunque più bassi rispetto a quelli italiani. Io ho trascorso qui due giorni da favola, all’interno del Tamu Hotel, che desidero menzionare, essendo una delle strutture più belle in cui io sia mai stata, nella mia camera con bagno in stile balinese (esterno) che ho adorato. 

Per arrivare al Tamu bisogna attraversare Sihanoukville e passare in strade non asfaltate, cantieri aperti, che ostacolano il pensiero che ci si stia dirigendo verso un’oasi di pace. In realtà una volta varcata la soglia dell’hotel, lo spettacolo è garantito. Anche qui dimenticatevi le scarpe e preparatevi a rilassarvi per tutta la durata del soggiorno, a bordo della meravigliosa piscina, in spiaggia su comodi lettini circondati da palme caraibiche, pranzando o cenando con i piedi immersi nella sabbia e con adorabili donne cambogiane pronte a deliziarvi in ogni momento con un massaggio vista mare.

Otres 2 è famosa per i suoi tramonti e in effetti posso confermarvi che non si rimane delusi: ogni sera il cielo si è tinto di fantastici colori di tutte le sfumature del rosa e del violetto che hanno regalato tramonti poetici ed indimenticabili.

Il mio viaggio è qui terminato, con il volo di ritorno da Bangkok a Pisa. E’ finito troppo presto, non abbastanza da essere sazia. Con ancora tanta voglia di vedere, esplorare, assaporare. E con tanta voglia di tornare.

Un accenno, infine, va agli alloggi di questo viaggio. Ho scelto sia alloggi modesti che altri decisamente più belli, ma comunque a tariffe notevolemente più economiche rispetto a quanto ogni persona pagherebbe con questi standard in Italia e nel resto di Europa. Perchè si sa, l’Asia è decisamente cheap.

Queste sono le strutture in cui ho soggiornato, che ritengo utile consigliarvi per estetica, pulizia, posizione e/o rapporto qualità/prezzo.

Bangkok: Anantara Sathorn Bangkok Hotel e Lebua at state Tower.

Chiang Mai: I Lanna House

Siem Reap: La Residence Blanc D’Angkor

Koh Rong Sanloem: The One Resort

Otres Beach 2: Tamu Hotel.

Chissà quanto tempo dovrà passare prima che un altro viaggio mi regali così tanto.

Mi impegnerò a far si che non ne passi troppo. Nel frattempo mi godo la ricchezza che questa esperienza mi ha donato: una ricchezza che non si può comprare , ma che ti sentì appiccicata addosso al ritorno da avventure come queste. E io, quando sono rientrata in Italia, mi sono sentita milionaria. 

Dicono che “la vita è un viaggio, e chi viaggia vive due volte”. E una seconda vita nessun milione al mondo potrà mai regalartela: soltanto uno zaino, una valigia e tanta voglia di viaggiare.

Io in Asia ho lasciato un pezzo del mio cuore. E andrò a riprendermelo la prossima volta che ci tornerò.

Perchè in Asia ci sarà sempre una prossima volta.