Un viaggio in Canada. Di Enrico Ceccarelli

Aprile in Canada

Quando hai solo venticinque anni ancora da compiere, hai passato la maggior parte della tua vita su le colline della periferia romana in un paesino di appena cinquemila abitanti e hai viaggiato qua e là per l’Europa , guardi la distanza tra Roma e Vancouver sulla mappa geografica appesa in cameretta, inchiodata al muro come una lista di promemoria da non dimenticare e sì, ti vengono le vertigini.
Ti separano nove ore di fuso orario e dodici o undici ore di aereo dalla destinazione che hai a lungo meditato e mai avuto il coraggio di toccare.
Tra la costa occidentale e quella orientale del Canada c’è un volo di almeno quattro ore, sopra steppe, laghi, montagne e foreste, sedendo sopra 1/3 del continente Nord Americano.
Scegliere dove atterrare, quindi, non è facile, soprattutto se si inizia a cercare sul web qualche informazione in più per dirigere i propri passi in una nazione che offre tutto tranne, forse, una bella spiaggia assolata con una distesa d’acqua calda e  cristallina dove immergersi, ma se, come me, non sei un fan dei zero metri sopra il livello del mare, puoi continuare a leggere questa piccola storia che è poco meno di una guida e poco più di un consiglio.
La mia scelta è ricaduta su Vancouver, la “Hollywood del Canada” la chiamano, la capitale della East Coast canadese, 9h di fuso orario da Roma, affacciata sulla Baia di Vancouver e incoronata da una cintura di montagne innevate sino ai primi giorni di Maggio, visibili mentre sedete sulla sabbia di Kitsilano Beach, proprio dietro casa di Ryan Reynolds.
E’ la città più mite del Canada, ma anche la più bagnata, poiché nebbia e pioggia la inondano per la maggior parte del periodo invernale, ma il meteo è così volubile e soggetto a repentini cambiamenti che si è soliti dire :” quando esci di casa a Vancouver, portati l’ombrello e gli occhiali da sole”.
Come ci sono arrivato ? Andiamo per gradi.

Da dove partire ?

Se siete tra coloro che vogliono sedere comodi e viaggiare in fretta, allora potete saltare all’articolo successivo, se invece siete disposti ad accettare uno o più scali in aeroporto e un jet lag niente male, posso dirvi che io sono partito da Roma (FCO) direzione Amsterdam, dove ho avuto il tempo di consumare un pranzo veloce prima della coincidenza per Vancouver (YVR) , sì esatto,  dall’Europa direttamente sino all’altra parte del mondo o quasi.
Partire di giorno e arrivare di giorno è un’esperienza mistica, soprattutto se non riuscite a chiudere un occhio nelle dieci ore d’aereo che vi attendono.
Non posso nascondere che il Canada ha delle frontiere molto rigide, ottenere un pass – che sia turistico o meno – è un’operazione che va anticipata per tempo, tramite il sito governativo canadese, in pochi passaggi, ma necessari.
Esibite il vostro passaporto, dichiarate durata, motivo ed itinerario del vostro soggiorno, quindi cosa portate con voi e qualche altra domanda di rito, forse qualcuna in più del solito.
Ad accogliervi sarà un’articolata fontana nell’atrio degli arrivi internazionali , sorvegliata da un paio di totem di legno alti due o tre uomini e mezzo, connubio che suggerisce e cela ciò che il Canada realmente offre, ma starà a voi scoprirlo.

Vancouver

La città di Vancouver:
E’ importante che sappiate che Vancouver per me è stata una “casa” per almeno 30 giorni, dal momento che il mio viaggio, nonostante programmato da anni, ha incluso un corso d’inglese della durata suddetta, ma ha comunque permesso di spaziare qua e là in quelli che , sul mappamondo, sembrano tutti posti vicini, ma poi realizzate troppo tardi che necessitano di almeno quattro o cinque ore di macchina per essere raggiunti.
Partiamo da centro di Vancouver dove c’è un groviglio di vetro, acciaio e clacson, che si erge verso l’alto in uno skyline che non fa invidia alle grandi metropoli del Nord America ma non ne condivide l’opprimente angustia e la vasta distesa, poiché tutto è concentrato in una porzione della città, il Downtown, alleggerito da viali alberati, numerose fontane e scorci di montagne e mare che s’intravedono sull’orizzonte di quella strada o quell’altra, presto l’altezza dei palazzi degrada progressivamente e qua e là, incastonati tra i grattacieli, potete notare costruzioni tipicamente britanniche in stile vittoriano, che vi ricordano quanto Vancouver sia profondamente inglese, sebbene diluita negli anni da ondate di modernità e progresso.
Il vetro domina l’architettura della città, tanto per esigenza metereologica quanto per scelta stilistica e ciò si sposa perfettamente con la natura che s’insinua tra i viali di Vancouver come un’antica compagna di vita che i canadesi non sembrano aver mai voluto abbandonare veramente, ma condividere, proteggere e rispettare.
Non a caso entro il 2040 Vancouver pare abbia intenzione di vietare le auto a benzina, definitivamente.
Su i marciapiedi del centro città sfilano facce di ogni provenienza, sebbene la netta prevalenza statistica del popolo asiatico fa oramai da padrona, minoranze europee e sud americane non sono così rare come qualcuno potrebbe pensare, i “veri canadesi” non sono altro che famiglie immigrate oramai da più di dieci o venti anni e residenti in Canada ( io ho alloggiato presso una famiglia croata, altri studenti presso famiglie indiane, coreane e cinesi , ma tutti si definivano “Canadians” , chi più e chi meno.
Un po’ di storia: Vancouver , così come il Canada stesso, ha accolto ondate migratorie che si sono susseguite nel tempo, tanto che le comunità coreane, cinesi e giapponesi sono una realtà solida in questa città, a tal punto che sedendo vicino a queste persone sugli autobus potrete notarle scrivere messaggi nel proprio idioma caratteristico e l’inglese è la seconda lingua parlata da 2/3 della popolazione.
Procedendo dal Downtown verso le periferie, gli spazi residenziali si intensificano, i grattacieli lasciano il posto a palazzi di al massimo una decina di piani, ma perlopiù sono eccezioni alle piccole abitazioni a schiera caratteristiche delle popolazioni britanniche (americane o inglesi) , lunghi viali alberati dove i ciliegi e le loro fioriture primaverili decorano parchi, campi da tennis, basket e giardini privati.
Mentre Vancouver si distende verso il mare e l’entroterra , fino anche a quaranta minuti ( tempo impiegato da me per uscire di casa e raggiungere il Downtown ) di mezzi pubblici – ma ancora perfettamente funzionanti e regolari, nonché intensi – le aree urbane si differenziano maggiormente, la multiculturalità emerge ancor più forte, venendo a galla con vere e proprie zone dove questa o quell’etnia prevalgono tanto sui negozi, quanto sulle insegne ed il cibo, tuttavia per quanto possa essere marcato questo confine, mai diviene netto a tal punto da sentirsi catapultati fuori da Vancouver, bensì immersi in un luogo dove nessuno è di casa ,ma tutti si conoscono.

Cosa fare a Vancouver:

Se proprio non volete andare a scuola d’inglese per almeno mezza giornata come me, allora potete sbizzarrirvi a seconda delle esigenze – e del meteo soprattutto.
Le giornate di pioggia sono la quotidianità, nel periodo invernale, ma per questo Vancouver non manca di imponenti zone commerciali , dal Commercial Broadway , che, come la parola suggerisce è una vera e propria strada, lunga almeno quanto gli Champs Elysèes e larga altrettanto, che vanta negozi, pub e supermercati, ma ovviamente non altrettanto elitari quanto quelli della controparte francese.
Per trovare uno shopping più altolocato e costoso bisogna spingersi fino al Downton , dove il Pacific Centre accoglie ondate di consumatori ogni giorno, potendo ospitare decine e decine di negozi in un paio di grattacieli collegati tra loro tanto nell’underground quanto su ponti di vetro sospesi e riparati ed è solo uno degli esempi di quanto Vancouver sia consapevole delle esigenze invernali della propria popolazione, a cui sopperisce anche ponendo una fermata metropolitana (skytrain) in ogni centro commerciale o quasi.
Se lo shopping vi annoia, sappiate che Vancouver ha una storia di birrerie ( brewing) molto antica e ne vanta diverse, tra cui la più famosa è su Granville Island, il nome potrebbe spaventarvi, ma in realtà solo quindici minuti di tram dal centro città vi separano da quella che sembra un’isola sul fianco della città.
La tradizione inglese dei pub, quindi, non è venuta meno a Vancouver ed ha resistito, solida, forse anche per merito di questo clima volubile.
Il calore, la musica dal vivo e gli eventi mondani non mancano nei vari locali che offrono una panca di legno e una pinta di birra, ma anche club esclusivi per palati più raffinati ed esigenti, magari sul rooftop dell’ennesimo palazzo in vetro.
Per chi invece volesse stimolare la mente in modo diverso, Vancouver ospita il World of Science , ovvero un polo fieristico con continue mostre su vari temi scientifici oppure potrete visitare il Vancouver Aquarium, incastonato nel bel mezzo di un parco ed esibito come un vanto dalla città di Vancouver, soprattutto a testimonianza delle sue azioni ed intenzioni tese alla salvaguardia dell’ecosistema con cui condividono la nazione.
Premesso che gli abitati di Vancouver non sembrano scoraggiati dalla pioggia tanto quanto noi, è nelle giornate più soleggiate che lo spirito canadese emerge con prepotenza e colonizza spiagge, parchi, montagne e centri sportivi all’aperto.
I Canadesi si riappropriano di quello spirito così intimamente legato alla fauna e la flora che li circonda, riversandosi nelle foreste circostanti nel nord di Vancouver , a circa trenta minuti di tram, perfettamente collegati con il centro, noleggiando una bici per pochi dollari ed esplorando il secondo parco cittadino più grande del Nord America , Stanley Park , riempiendo le spiagge di Kitsilano, Sunset Beach e Second Beach che offrono uno sguardo sull’oceano e sulle montagne, ma anche aree ristoro, aree verdi adiacenti e campi da basket, beach volley e tennis.

Per i nature-friendly come me:

Approfittate del sole – o dell’assenza di pioggia – per intrufolarvi a Stanley Park ogni volta che potete, prendete una bici e districatevi tra torreggianti conifere e latifoglie, seguendo poi la pista ciclabile che circonda il parco e costeggia il mare, ponendovi nel mezzo di quel contrasto che Vancouver rappresenta, ovvero neve e mare a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, ma attenti agli scoiattoli e alla ricca fauna del parco, lasciata completamente libera e oramai abituata all’essere umano, tanto da entrarvi in contatto.
Quindi , in un altro giorno qualunque, ma possibilmente non nel week-end, dirigetevi a nord, verso uno dei ponti sospesi più lunghi del Nord America, il Capilano Suspension Bridge, che vi lascerà penzolare a decine di metri d’altezza sopra un torrente che taglia in il North Vancouver e vi offrirà quel contatto con l’anima autoctona della East Coast , portandovi al cospetto di una natura dominante , dove l’uomo si è inserito in punta di piedi e vi ha legato tanto il proprio passato quanto il proprio futuro, l’esempio calzate lo troverete subito dopo il ponte sospeso, in una serie di pontili che si dipanano da un albero all’altro, ma senza intaccarne minimamente l’integrità e la prospettiva di vita, a me, personalmente, ha ricordato il villaggio degli Ewoks di Star Wars ep. VI e chi non lo conosce, può dargli un’occhiata per capire ciò che lo attende.
Se non siete stanchi delle scarpe da trekking dopo tutto ciò, allora ricordatevi Deep Cove, una baia poco distante da Vancouver, dove l’Oceano Pacifico s’insinua timidamente e disegna fiordi lungo le pendici di montagne sempreverdi puntellate dalla neve , inerpicatevi lungo una serie infinita di gradini in legno sapientemente e rispettosamente incastonati nella foresta per raggiungere un enorme roccia a decine di metri d’altezza sulla baia, che vi offrirà un panorama mozzafiato fin oltre Vancouver e un riposo, dopo la scalata, che non rimpiangerete affatto.
Se, infine, davvero non ne avete più per i vostri quadricipiti, godetevi uno dei tramonti sulla celebre spiaggia di Sunset Beach, dove un gong segna l’ultima raggio di sole della giornata, filtrato attraverso un totem di pietra che ricorda molto il sito archeologico di Stonehenge.
Molti altri sono i parchi di Vancouver e molti sono i sentieri degni di una nota, ma nemmeno in trenta giorni sono riuscito a percorrerli tutti, se riuscite a fare di meglio, non avete da perderci nulla.

Il viaggio nel viaggio, il vero Canada: da Vancouver a Banff
Accade poi, che il Canada si visiti soprattutto per una cosa: i parchi nazionali e le Montagne Rocciose, i suoi laghi ghiacciati – o cristallini – e la neve che domina l’Alberta.
E’ così che quattro di questi trenta giorni, sono stati per me il viaggio più bello in assoluto, da Vancouver a Banff e ritorno, passando per il Banff National Park, il Lake Louise – ghiacciato a metà Aprile – e la catena delle Rocky Mountains.
Io l’ho affrontata in pullman, impiegando 11 ore di viaggio tra Vancouver e Banff, ma se avete modo o possibilità di noleggiare un auto, sembra altamente consigliato, soprattutto se siete in tre o quattro.
Lasciata alle spalle la città , a seconda delle strade che farete, potrete infilarvi subito tra le montagne, che se inizialmente appariranno verdi e coperte da una nuvola di pioggia, pian piano bucheranno quella nuvola, per altezza e imponenza, colorandosi di bianco neve e iniziando ad ingoiarvi , moltiplicandosi a vista d’occhio man mano che vi dirigete verso ovest, sino a sentirvi poco più di una formica che guida tra i piedi dei giganti coperti e vestiti da strati di ghiaccio e neve.
Noi abbiamo raggiunto Hope, cittadina che sembra uscita dal film di Twilight , ve lo dico perché pare ne abbiano girato alcune scene proprio lì:  una strada, alcuni totem nel parco, appena uno scuolabus giallo, sì come quelli dei Simpson, due o tre negozi aperti e altrettanti locali dove gustare muffin o bacon a seconda dei gusti, il fattore comune: umidità, pioggerellina e la nebbia che avvolge le montagne circostanti, piene di foreste e che sembrano spingere tutte assieme verso l’insediamento urbano, quasi volessero proteggerlo dal mondo che sembra scomparire poco oltre.
Rimessi in viaggio potrete fermarvi a Kamloops, dove padroni di casa sono gli abitanti autoctoni della First Nation, un paio di laghi enormi, montagne via via più alte e innevate e ancora pioggia, anche se non molta.
Questo posto vale la pena visitarlo per la presenza di questi abitanti, i “primi” abitanti del Canada, in sostanza, indigeni del luogo e fortemente radicati al loro passato, fatto di caccia, pesca, canoe intagliate nel legno e totem di alci, orsi, aquile ; qui a Kamloops scoprirete che c’è ancora qualche “indiano” in America e ci tiene davvero molto al suo retaggio.
Il passo successivo è l’ingresso in Alberta, dove sarete un’ora più vicini al fuso di Roma , otto ore e non più nove ed entrerete nel Glacier National Park, uno dei primi che incontrate, venendo da Vancouver.
Oramai qui le montagne sfiorano il cielo e l’essere umano può capire come paragonato alla natura selvaggia di quel posto è poco più di un ospite inatteso – giusto per fare un esempio: mentre state guidando, giusto guardando di lato alla strada, potrete notare qua e là alci che pascolano e orsi che si risvegliano dal letargo, brucando e vagando alla stregua di pedoni annoiati.
Raggiungiamo uno dei pochi laghi famigerati che possiamo visitare – poiché molte strade sono chiuse per la neve e la Trans-Canada Highway è limitata in questo periodo dell’anno – Lake Louise.
Quando il pullman si ferma nel parcheggio e finalmente si scende sul terreno innevato ciò che colpisce è il silenzio, superato qualche albero si spalanca la distesa di uno dei più famosi laghi del Canada, davanti a voi, completamente ghiacciato, circondato da montagne che restringono il cielo in una piccola porzione e la distanza di trenta minuti a piedi per arrivare da un capo all’altro del lago, ammesso che vogliate farlo.
Sono un amante della fotografia, quindi capirete come per me non è stata difficile la scelta: nel bel mezzo del lago vi voltate a destra e sinistra e udite a malapena qualche vociare , le persone minuscole in lontananza , lo scricchiolio della neve sotto gli scarponi e qualche fiocco che cade, alzate gli occhi e dovete alzare il naso al cielo per arrivare con gli occhi sulla cima delle montagne circostanti, soprattutto una.
E’ qualcosa che sfida gli screensaver dei computer e anche la vostra tenuta emotiva, perché se avete sempre sognato di essere lì, nonostante i dieci, quindici centimetri di ghiaccio sotto le vostre scarpe, vi tremeranno le gambe. Garantito.
Potete lasciare il Lake Louise , come abbiamo fatto noi, ma per non rimanere con l’amaro in bocca dovete andare avanti, verso l’ultima tappa: Banff.
Banff è il Canada più puro come lo si immagina e conosce, è una cittadina stretta tra le Montagne Rocciose, immersa tra i loro parchi nazionali più famosi, costruita in pietra e legno, nascosta dietro un picco che ne oscura l’orizzonte su uno dei quattro lati ed i restanti tre offrono vedute solamente su montagne , neve e foreste, ancora e ancora.
Banff è ai piedi di alcuni tra i picchi più alti, fino a 2800mt di altezza e non sfugge agli appassionati di sci, snowboard, trekking, kayak e ogni sorta di sport all’aria aperta, sebbene le temperature sia nettamente più rigide rispetto a Vancouver e non manchino negozi, pub e locali di qualità, aperti per tutti i portafogli – o quasi. E’ una città difficilmente vivibile, ma sicuramente incantevole, conscia di essere una delle attrazioni turistiche più famose del mondo e meta d’innumerevoli viaggi, quindi comprensibile il costo della vita e la qualità dell’offerta.
Legno , fuoco e neve costituiscono il cuore di Banff e ne edificano tanto l’architettura quanto la quotidianità, che si snoda tra l’outdoor, con impianti di risalita, tanto sciistica quanto turistica, che collegano Banff alle cime circostanti e l’indoor, dove quest’ultimo trova luogo specialmente in cibo e shopping, senza disdegnare la vita notturna.

Tirando le somme

Le distanze del Canada sono ampie, quindi non considerate soggiorni inferiori ai quindici giorni, se volete davvero apprezzarne la qualità.
Non riuscirete a vivere totalmente ogni cosa, quindi scegliete con cura e non preoccupatevi, tanto dovrete comunque tornarci, a meno che non riuscite a rimanere per un anno e godervi tanto l’Inverno quanto l’Estate canadese.
I canadesi sono accoglienti come si vocifera, ma non tutti, poiché non troverete facilmente un altro Paese tanto multiculturale quanto il Canada.
Per chi ama la fotografia, essenziale può essere tanto un teleobiettivo quanto un grandangolare, ma non lasciate a casa filtri polarizzatori per nessun motivo.